Ieri sera alle 21.30 la voce di Giuseppe Conte ha scandito come un pendolo il ritmo della scorsa primavera e che ora, di nuovo, inizia a ricondizionare la nostra quotidianità attraverso nuovi Dpcm.
Tra le diverse norme contenute nella misura, una riguarda specificatamente i locali di somministrazione al pubblico, quindi bar, ristoranti e gelaterie, che dovranno anticipare la chiusura qualora non abbiano la possibilità di far sedere ai tavoli gli avventori.
Siamo andati in giro tra le strade di questa Bologna diversa, tra gente con mascherine e gel disinfettante tra le mani, per intervistare gli esercenti e cercare di capire l’impatto che il nuovo Dpcm avrà sulle loro attività.

Dpcm: la risposta di bar e gelaterie

“Tutte le attività di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5,00 sino a mezzanotte con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18.00 in assenza di consumo al tavolo”: queste le parole di Conte nella serata di ieri, quando ha riassunto in conferenza stampa le norme relative alle attività dei servizi di ristorazione previste dal nuovo Dpcm in vigore fino al 21 novembre.
Le consegne a domicilio saranno, invece, consentite senza vincolo di orario, l’asporto fino a mezzanotte. In più, all’esterno dei ristoranti, dovrà essere specificato il numero massimo di persone ammesse in base ai protocolli di sicurezza.

Abbiamo chiesto quanto queste nuove norme condizioneranno le abitudini dei locali bolognesi e quale e quanto grave sarà il loro impatto dal punto di vista economico e sociale.
Se per Elena, titolare del Fram Cafè, “cambia poco perché l’orario massimo si è sempre aggirato intorno alle 22.30 e perché da noi si usa stare al tavolo”, per Alessandra di Miky e Max “l’impatto è disastroso”.
Questo nuovo decreto influisce anche sulle normali abitudini delle gelaterie: come si mangia un cono gelato stando seduti al tavolo? A tal proposito, Marina, titolare della “La sorbetteria Castiglione”, ammette che la problematica sta proprio nel fatto che “dopo le 6 del pomeriggio non possiamo più dare via gelati da passeggio”.

In ogni caso, sempre pronti ad adeguarsi ai cambiamenti nella direzione imposta dall’alto, bar, ristoranti e gelaterie non si danno per vinti e punteranno, soprattutto, sull’asporto.
Tuttavia, non si può negare che questo ennesimo Dpcm graverà anche sui dipendenti, sui loro orari, ma anche sulla possibilità o meno di mantenere il loro posto di lavoro.
In generale, la fiducia su eventuali aiuti da parte del Governo vacilla e, comunque, resta la certezza che nessuno “ci darà mai tre mesi di fatturato perso”, come ammette senza mezze parole Elena del Fram Cafè.

Il nuovo Dpcm condizionerà la volontà di cittadine e nostri cittadini di uscire di casa per prendere un caffè, un gelato o uno spritz? Secondo i titolari dei locali la risposta è no: “forse a parte i giovanissimi della movida del pienissimo centro, zona universitaria, credo che per gli altri cambierà poco – ammette Elena – Forse continueranno a fare quello che vogliono come adesso”. Anche per la titolare di Miki e Max il nuovo decreto non ridurrà il desiderio di evadere dalla propria dimora, “perché la gente vuole uscire e trovarsi in strade e piazze e, anche se queste saranno bloccate, troveranno altre strade e altri posti”. È chiaro, tuttavia, che tutti noi – volenti o nolenti – dovremo “cambiare ulteriormente le abitudini, senza dubbio”, come rincalza Marina, lanciando anche un ultimo, chiaro, appello al Governo su questa situazione: “viviamo con la speranza di un aiuto”.

Rosarianna Romano

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