Grande set di una delle formazioni più importanti della scena attuale jazzistica

Si chiude col botto Albinea Jazz 2015 con l’attesissimo concerto dei Bad Plus Joshua Redman. La manifestazione presenta la suggestiva location di Villa Arnò,  maestoso edificio fine ‘800 posto in un bel parco ricco di grandi alberi refrigeranti la bollente estate. In questo contesto si è dipanata  una serata magica fatta di grande musica ed impareggiabili esecutori
La villa, in stile palladiano, si basa su quattro grandi colonne che sorreggono la facciata lineare: la prima colonna è data dalla batteria di Dave King, che anima, colora e rilancia continuamente il pulsare ritmico dei brani del quartetto.
La seconda colonna è quella del contrabbasso di Reid Anderson, o forse, più che pilastro,  architrave dell’intero sound, scheletro pulsante dell’idea musicale e punto di riferimento degli altri solisti. Il tocco è al contempo affidabilissimo ma anche vivace  e mai scontato.
La terza colonna si basa sul piano di Ethan Iverson, l’indagatore del minimale, capace di evocare atmosfere cariche di suggestioni  grazie a semplici accordi giocati nell’attimo giusto e ripetute in maniere tanto semplici quanto complesse.
L’ultima colonna  si eleva nel sax di Joshua Redman, grande improvvisatore che esplicita tutto ciò che rimane nascosto in Iverson, solista che in questo contesto trova habitat perfetto per un suono geometrico, timbricamente perfetto, magistralmente sviluppato in percorsi disegnati dall’incredibile ritmica retrostante. La fama di Redman non si scopre oggi, ma non c’è dubbio che il saxofonista trova nei Bad Plus quella  creatività compositiva che non possiede nelle proprie comboes.
Infatti non ci troviamo di fronte al consueto super gruppo  da festival, dove spesso il totale risultante non coincide affatto con la somma degli addendi . Qui l’incontro di grandi personaggi produce un  “Bad Plus Valore” per il trio ed una estrema valorizzazione per Redman
Non a caso la musica dell’ultimo disco del trio+1, di cui il concerto è largo specchio, riscatta una certa stanchezza che si era registrata per Iverson e compagni negli ultimi tempi e dà nuova linfa e creatività al quartetto.
Si comincia da temi struggenti che incedono in crescendi vulcanici, si prosegue in sapori colemaniani dove Joshua ricorda babbo Dewey, in ballad malinconiche dove la tastiera di Iverson sgrana note con parsimonia  ed intelligenza, arrivando a tempi ritmati che mandano a nozze il duo Andersen-King, sottolineandone il perfetto interplay.
Sono passati quattro anni da quella prima tournèe che fece incontrare i Bad Plus e Joshua Redman, facendo esplodere il festival austriaco di Saalfelden, ma la forza propulsiva dell’ensemble ha mantenuto intatta tutto il suo potere d’impatto creativo, di leggibilità musicale, di perfezione esecutiva: il neo classico di Villa Arnò diventa architettura sonora per un gruppo ricco di eleganza e linearità