Dopo lo sciopero dei lavoratori di Amazon durante il Black Friday, venerdì 22 dicembre, in pieno shopping natalizio, ad incrociare le braccia saranno i dipendenti di aziende della Grande Distribuzione Organizzata che fanno riferimento a Federdistribuzione. Il contratto è scaduto da 4 anni e le aziende, cooperative comprese, non vogliono rinnovare e adeguare i salari. L’intervista a Stefano Biosa della Filcams Cgil.

Se ha fatto clamore lo sciopero dei dipendenti Amazon nel giorno dello shopping compulsivo, il cosiddetto Black Friday, altrettanto clamore probabilmente farà lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della Grande Distribuzione Organizzata previsto per venerdì 22 dicembre. Nel pieno degli acquisti di Natale, i dipendenti di aziende del commercio che afferiscono a Federdistribuzione, cooperative incluse, incrociano le braccia per rivendicare un contratto nazionale che è scaduto nel 2013.

“Siamo consapevoli che è una forma di lotta dura – spiega ai nostri microfoni Stefano Biosa della Filcams Cgil di Bologna – e immaginate i sacrifici che subiscono i lavoratori, con le pressioni che le aziende faranno su di loro per non aderire allo sciopero. Però la misura è colma”.
Le ragioni dello sciopero riguardano l’adeguamento salariale che manca da quattro anni e che, secondo il sindacalista, permette alle aziende di Federdistribuzione di fare dumping nei confronti, ad esempio, di quelle di Confcommercio, che aumentarono i salari già nel 2013. In pericolo, però, c’è il contratto nazionale stesso, di cui Federdistribuzione vorrebbe fare a meno.

Il calo dei consumi dovuto alla crisi economica, del resto, non è più una ragione valida, né vera. “Ci sono aziende come Esselunga – osserva Biosa – che negli anni della crisi hanno raddoppiato i punti vendita e aumentato gli utili in modo considerevole“.
A peggiorare, invece, sono le condizioni di lavoro dei dipendenti, anche grazie alla legislazione, Jobs Act in primis, che ha consentito alle aziende di utilizzare molte leve per risparmiare sul costo del lavoro e procrastinare all’infinito i contratti a termine.

Nel territorio di Bologna lo sciopero durerà 8 ore e prevede anche un corteo. Il punto di partenza è il piazzale della Despar di via Mascherino, vicino a via Stalingrado. “È un luogo simbolico di nuovi insediamenti del commercio su Bologna, dove si insegue solo il profitto e, in passato, vi furono pratiche antisindacali”.
Di lì il corteo si dirigerà sotto la sede di Legacoop in Fiera perché, ricorda Biosa, “anche la cooperazione, al pari del privato, non rinnova i contratti, pur vantando un primato etico che oggi non c’è più”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A STEFANO BIOSA:

Articolo precedenteLa domenica di Radio Città Fujiko
Articolo successivoIn piazza Verdi il “botellón dei senza casa”