Qualcuno potrebbe pensare che si sia in presenza di una manifestazione del karma nel constatare che il provvedimento per condotta antisindacale comminata alla società della stilista Elisabetta Franchi è arrivato pochi giorni dopo le sue dichiarazioni sulle donne under 40, la maternità e la disponibilità H24.
Le intimidazioni della società dell’imprenditrice alle lavoratrici per scoraggiare la loro partecipazione ad uno sciopero, però, rientra in un contesto che, non solo a causa della pandemia, fa della condizione lavorativa femminile un problema non ancora risolto.

Donne e condizione lavorativa: un problema che persiste

La vicenda che ha investito la società di Elisabetta Franchi comincia nel 2019, quando la dirigenza stessa inizia a fare ricorso in modo cospicuo al lavoro straordinario. La Filcams-Cgil richiese un confronto per poter valutare se ci fossero i margini per creare nuova occupazione, ma Betty Blue negò la disponibilità a discutere. Da lì nacque lo stato di agitazione e lo sciopero degli straordinari, durante il quale si è manifestata la condotta antisindacale della società.
In particolare, alle lavoratrici che aderivano allo sciopero venivano inviate contestazioni disciplinari, che il giudice ha poi configurato come tentativi di intimidazione.

«Durante la causa – precisa ai nostri microfoni Bruno Laudi, l’avvocato che ha assistito il sindacato insieme alla collega Clelia Alleri – La Filcams ha sempre cercato un confronto con la società, proponendo anche di sospendere lo sciopero qualora questo confronto ci fosse stato». L’azienda di Franchi, invece, ha continuato a negare il confronto preferendo arrivare al provvedimento che l’ha condannata. E durante la causa ha continuato a inviare contestazioni disciplinari alle lavoratrici.

Il caso che ha investito Elisabetta Franchi, però, per l’avvocata Alleri è esemplificativo della condizione lavorativa delle donne oggi. «La straordinarietà delle dichiarazioni di Franchi è che sono state rese – osserva la legale – perché purtroppo è una condizione che tutti praticano quella di preferire il genere maschile a quello femminile nel mondo del lavoro».
In particolare, sono due i punti di crisi: da un lato la disponibilità H24 che le donne devono garantire all’impresa, cui è direttamente connessa la questione degli straordinari obbligatori, dall’altro l’impossibilità per le donne di ricoprire posizioni apicali o dirigenziali per il “rischio” che debbano assentarsi dal lavoro poiché in maternità.

Alleri, in particolare, è un’avvocata under 40 e ha due figlie. La causa che ha vinto assume quindi un valore anche personale. «Sono un modello di donna lavoratrice molto lontano da quello individuato dalla Franchi – evidenzia ai nostri microfoni – Quindi Franchi non mi avrebbe mai preso, non mi avrebbe mai fatto lavorare».

ASCOLTA L’INTERVISTA A BRUNO LAUDI E CLELIA ALLERI:

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