Oggi, di prima mattina, a Bussoleno (Val di Susa) è stata arrestata Dana Lauriola, l’attivista No Tav che pochi giorni fa è stata condannata a due anni per un blocco stradale del 2012. Per tradurla in carcere, gli agenti in tenuta antisommossa hanno caricato a freddo i manifestanti del presidio solidale che si era formato sotto casa dell’attivista.
Dopo l’accanimento su Nicoletta Dosio, si conferma il pugno duro nei confronti di esponenti No Tav, cui vengono comminate pene sproporzionate rispetto ai fatti compiuti.

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No Tav, l’ironia e la determinazione di Dana

“Penso che in carcere mi prenderanno in giro, perché credo di essere l’unica in Italia a finire in carcere per un mezzo blocco stradale”, ha ironizzato Dana durante la conferenza stampa di due giorni fa, con la quale ha fatto il punto sulla sua situazione giudiziaria.
A colpire, nella vicenda, è proprio il rifiuto da parte del Tribunale di concedere misure alternative alla galera, che sono invece una prassi per reati e condanne di piccola entità e, in tempo di pandemia, contenute anche nelle indicazioni ministeriali di contrasto per la diffusione del Covid-19.

“Forse si aspettavano un pentimento, che non mi è mai passato per la testa”, racconta ancora l’attivista, sottolineando come quella contro i No Tav sia a tutti gli effetti una persecuzione politica. Proprio per questo, Dana afferma di aver accolto la notizia non in modo inaspettato: “Ho capito che sulla mia pelle, come su quella di altre persone, stanno provando a giocare una partita per dimostrare che loro hanno il potere di incarcerare chi vogliono, il potere di fare male alla nostra lotta”.

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