È passato un mese da quel 30 dicembre, quando le forze dell’ordine hanno prelevato Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav, per tradurla in carcere. Una detenzione che aveva sollevato indignazione, sia per l’età di Nicoletta, 73 anni, ma soprattutto per le ragioni abbastanza pretestuose che hanno portato alla condanna.
Domenica prossima, 2 febbraio, si terrà un presidio musicale sotto il carcere delle Vallette, in cui è incarcerata, ma ieri i famigliari e gli amici hanno fatto visita a Nicoletta, per sincerarsi delle sue condizioni.

No Tav: le condizioni di Nicoletta Dosio

Pochi giorni fa Giorgio Cremaschi e Potere al Popolo hanno ricevuto una lettera scritta da Nicoletta stessa, in cui racconta le sue condizioni all’interno del carcere.
“È una condizione fatta di tante piccole ingiustizie – racconta ai nostri microfoni Cremaschi – La lettera è stata scritta il 19 gennaio, ma ci è arrivata solo due giorni fa, perché in carcere non si può usare internet e la corrispondenza è sottoposta al controllo carcerario”.
In particolare, Nicoletta si trova ancora nella sezione dei nuovi arrivati, in cui avrebbe dovuto restare solo pochi giorni. Una sezione in cui la carcerazione prevede la permanenza in cella per molte più ore nel corso della giornata, mentre nelle sezioni ordinarie le persone recluse possono socializzare e muoversi nei corridoi.

Un episodio specifico riguarda un intervento chirurgico programmato a cui Nicoletta doveva sottoporsi, ma che il carcere ha deciso di posticipare di una settimana per paura che fosse trapelata la notizia e venisse organizzata una manifestazione di solidarietà all’attivista No Tav.
“L’intervento si è svolto una settimana dopo, l’ospedale è stato circondato dalle forze dell’ordine e le guardie carcerarie hanno presidiato tutte le fasi dell’intervento, anche quelle più intime – racconta Cremaschi – Poi Nicoletta è stata ricondotta in carcere, senza assistenza perché a Le Vallette non c’è un’infermeria, e la prima notte non è stata bene. Ora per fortuna si è ripresa”.

LEGGI LA LETTERA DI NICOLETTA A POTERE AL POPOLO:

Il messaggio di Nicoletta Dosio

Nonostante la carcerazione, la determinazione dell’attivista non è stata domata. Il pensiero della donna va a quante e quanti finiscono in galera perché hanno espresso dissenso sociale. “Non dimentichiamo che in carcere ci finiscono i poveri, gli emarginati, gli esclusi”, sottolinea Cremaschi”.
Per questo, Nicoletta ha rifiutato la campagna che, in buona fede, alcuni intellettuali avevano lanciato per chiedere la grazia. Al contrario, l’invito è quello di continuare la lotta No Tav, consapevoli che la repressione potrebbe comportare anche il carcere.

“Noi di Potere al Popolo, insieme al movimento No Tav e altri – aggiunge Cremaschi – stiamo costruendo una campagna per un’amnistia sociale, perché è sempre più evidente che, ad esempio, i decreti sicurezza vogliono colpire i migranti, ma anche gli italiani e tutti coloro che provano ad alzare la testa”.
Intanto, domenica 2 febbraio, sotto il carcere in cui è reclusa l’attivista si terrà “Suoni di libertà per Nicoletta“, un presidio musicale per farle arrivare la vicinanza di quante e quanti ritengono ingiusta la sua carcerazione.

No Tav
Il volantino dell’iniziativa di domenica 2 febbraio

La vicenda giudiziaria

“Nicoletta, come altri attivisti No Tav, è un prigioniero politico”, afferma Cremaschi, che poi ricostruisce la vicenda che ha portato alla condanna per Dosio e altri 11 attivisti.
“Era il 2012, c’erà il governo Monti – ricorda l’esponente di Potere al Popolo – Nicoletta ed altri protestavano per la ripresa dei lavori nel cantiere e per la vicenda di Luca Abbà, l’attivista No Tav che, per protestare contro gli espropri, salì su un traliccio dell’alta tensione, ma fu inseguito da un carabiniere rocciatore, finché non toccò i fili dell’alta tensione e fece un volo da un’altezza notevole, restando tra la vita e la morte per molto tempo”.

Nicoletta ed altri attivisti, per protesta, tennero un presidio pacifico, durato mezzora, nel corso del quale sollevarono le sbarre ai caselli dell’autostrada, lasciando passare le automobili senza pagare il pedaggio al grido di “Oggi paga Monti”.
“Nella sentenza di condanna si legge che il danno provocato fu di 700 euro – osserva Cremaschi – che se diviso per i 18 anni di carcere comminati alle 12 persone condannate senza attenuanti, perché No Tav – fa 38 euro per ogni anno di carcere”

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIORGIO CREMASCHI: