Era l’11 marzo del 2020 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) dichiarò l’emergenza pandemica. Ad un anno di distanza il mondo è ancora in emergenza sanitaria a causa del Covid-19 e la soluzione prefigurata dei vaccini procede per stenti, soprattutto a causa dei tagli delle forniture.
Nella giornata di ieri anche la Johnson & Johnson, dopo Pfizer e AstraZeneca, ha annunciato che non riuscirà ad onorare le tempistiche degli impegni presi con l’Unione europea. La multinazionale americana ha fatto sapere di non riuscire a fornire i 55 milioni di dosi del suo vaccino contro il coronavirus nel secondo trimestre dell’anno.

Ad un anno esatto dalla dichiarazione dell’Oms ci sarà una mobilitazione internazionale contro le speculazioni delle multinazionali sui vaccini. “No profit on pandemic“, nessun profitto sulla pandemia, è lo slogan della mobilitazione, che riprende il nome della petizione europea per chiedere di togliere i brevetti sui vaccini alle multinazionali.
Anche Bologna scenderà in piazza nella giornata di domani. Alle 17.30, infatti, si terrà un presidio presso il Policlinico Sant’Orsola in viale Ercolani.
Ad aderire all’appello, sotto le Due Torri, sono l’Unione Sindacale di Base, Potere la Popolo, Rifondazione Comunista, Noi Restiamo, Rete dei Comunisti, Assemblea per la Salute del Territorio Bologna, collettivo Materia Grigia, Circolo Chico Mendes, Centro F. Lorusso, Associazione Esposti Amianto, Rete per l’Ecologia Sociale e altre realtà.

Brevetti sui vaccini, la campagna “No profit on pandemic”

La campagna “No profit on pandemic” avanza delle richieste precise. Anzitutto il diritto alla salute per tutte e tutti. «Non si può lasciare nelle mani di aziende private il potere di decidere chi abbia accesso a cure e vaccini e a quale prezzo», sottolineano i promotori. Il taglio delle forniture vaccinali, infatti, spesso risponde a regole di mercato, dove chi offre il prezzo più alto può saltare la fila ed accaparrarsi prima le dosi.
In questo senso, ad esempio, si spiega il blocco deciso dall’Italia, di concerto con l’Ue, all’esportazione verso l’Australia di 250mila dosi di vaccino AstraZeneca in partenza da Roma. La stessa decisione è stata motivata da Bruxelles come un messaggio affinché la società farmaceutica rispetti i contratti.

La campagna, poi, chiede trasparenza, chiarezza, informazione: i dati sui costi di produzione, sui fondi pubblici investiti, i contratti tra le autorità pubbliche e le multinazionali di Big Pharma devono essere resi pubblici. Pubblico, per chi scenderà in piazza domani, deve essere anche il controllo delle tecnologie che servono a produrre i sieri. «Visto che ai vaccini si è arrivati grazie alla ricerca finanziata dalle tasse dei cittadini e delle cittadine – sottolineano i promotori – il controllo di queste tecnologie deve rimanere nelle mani del popolo».
In generale, quindi si chiede che nessun profitto venga fatto sulla pandemia, dal momento che il coronavirus è una minaccia collettiva che richiede una risposta improntata alla solidarietà, non alla volontà di profitto di qualche privato.

Ai nostri microfoni Federico Fornasari di Usb Bologna sottolinea le differenze tra la prima ondata e la situazione attuale: «Siamo stati il primo sindacato a chiedere il blocco della produzione l’anno scorso, mentre ora c’è lo strumento del vaccino». Nonostante questo, molte categorie di lavoratrici e lavoratori si trovano ancora a non operare in sicurezza, anche se proprio grazie ai vaccini ne avrebbero la possibilità. Il sindacalista cita il caso della scuola, ma anche quello della logistica e dell’agricoltura.
Il presidio bolognese di domani si terrà davanti al Sant’Orsola e Fornasari motiva la scelta: «Eravamo indecisi se manifestare sotto le sedi delle istituzioni, che hanno la possibilità di dare un cambio di rotta alla campagna vaccinale invece scelgono di non farlo, ma abbiamo deciso di puntare su un luogo estremamente simbolico di quella che è la condizione nuovamente quasi incontrollabile di contagi».

ASCOLTA L’INTERVISTA A FEDERICO FORNASARI:

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