La tensione alle stelle, con i principali due contentendi, Joe Biden e Vladimir Putin, che soffiano sul fuoco invece che gettarci acqua, fanno temere che la situazione degeneri in una guerra in Ucraina. È anche per questo che il presidente ucraino, Volodymyr Zelens’kyj, nei giorni scorsi ha più volte invitato alla calma e minimizzato, anche sconfessando il presidente Usa, nel tentativo di scongiurare il famoso “casus belli” che dia il via al conflitto.
L’Europa, che ha tutto da perdere, da un lato tenta di mediare, dall’altro non riesce ad esprimere una posizione comune, rassegnandosi al protagonismo di Macron e Scholz o rispondendo formalmente alla chiamata alle armi della Nato.

Guerra in Ucraina: come scongiurarla secondo i pacifisti

La Rete Italiana Pace e Disarmo, già a fine gennaio, ha espresso una posizione che potrebbe evitare un conflitto dalle conseguenze incalcolabili. In particolare è al governo italiano che si rivolge, chiedendogli di adottare una posizione di “neutralità attiva“.
«Il nostro Paese prenda iniziative urgenti per una posizione di neutralità attiva – spiega ai nostri microfoni Francesco Vignarca, portavoce della rete – per migliorare anche le posizioni dell’Europa congiunta, che non può farsi solo trascinare dalle decisioni della Nato, nell’ottica di ricercare un accordo politico».

La Rete Italiana Pace e Disarmo hanno anche rilanciato le posizioni dei pacifisti ucraini e di quelli russi, di chi non vuole uno scontro deleterio per tutti.
«Però è importante farlo nei percorsi giusti – osserva Vignarca, rispondendo a quanti evocano i pacifisti per manifestazioni di piazza – Nulla vieta che nei prossimi giorni possiamo fare anche iniziative pubbliche. Le iniziative vanno prese quando sono efficaci e sensate».

Quanto alla neutralità attiva, secondo la Rete ci sono segnali contrastanti sulla posizione italiana. Da un lato, infatti, la stampa riporta le telefonate a Putin e Biden del premier Mario Draghi in una direzione di de-esclation. «Questo è quello che vorremmo dall’Italia», afferma Vignarca.
Al contrario, però, sempre sulla stampa è stato annunciato l‘invio di mille alpini e bersaglieri in Ucraina. «Per ora è solo una notizia di stampa – sottolinea il pacifista – Non essendo coperto dalle autorizzazioni precedenti sulle autorizzazioni militari, una cosa del genere richiederebbe un passaggio parlamentare, nel quale noi cercheremmo di intervenire».

La tensione favorisce il “casus belli”

Il paventare un’invasione imminente della Russia in Ucraina, così come fatto a più riprese dal presidente statunitense Joe Biden, rientra nelle strategie di “warfare” su cui si sono orientati gli interventi bellici negli ultimi anni.
Propaganda, dossier di intelligence, notizie false e altri elementi che, insieme al dispiegamento di truppe russe ai confini con l’Ucraina, aumentano non solo la tensione, ma anche la conclusione.
È questo il terreno fertile in cui possa capitare – «o essere fatto capitare», sottolinea Vignarca – un incidente, un “casus belli” che dà il via al conflitto.

In questo senso è importantissimo il ruolo dell’informazione. «Anche noi dobbiamo non esagerare nel militarizzare le informazioni – osserva il portavoce della Rete Italiana Pace e Disarmo – Purtroppo la nostra grande stampa in questi giorni ha messo l’elmetto, quasi contenta di vedere i muscoli flettersi e la possibilità di intervenire. Credo che invece noi non dobbiamo alimentare questo stato di confronto». Anche perché, ricorda Vignarca, l’Europa ha tantissimo da perdere per l’impatto che un conflitto, anche limitato, avrebbe sul costo dell’energia e sull’approvvigionamento alimentare, visto che l’Ucraina è grande esportatrice di grano.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCO VIGNARCA:

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