L’idea che di fronte alla pandemia siamo tutte e tutti uguali è un mito. Al contrario, in molti casi l’emergenza coronavirus sta facendo emergere e amplificando contraddizioni preesistenti. È il caso delle sex workers, che oltre a trovarsi improvvisamente senza fonti di reddito non possono neanche accedere a forme di sostegno statali, non essendo legalmente riconosciute come lavoratrici. Per far fronte all’emergenza il collettivo Ombre Rosse, unitamente ad altri collettivi e alle unità di strada presenti sul territorio, ha lanciato una campagna di crowdfunding nazionale.

Nessuna da sola: Sostieni le sex worker

La campagna è stata lanciata oggi martedì 7 aprile con la pagina facebook Covid19-Nessuna da sola-Sostieni le sexworker, e si propone di raccogliere quanti più fondi possibili per poi redistribuirli tra le sex workers in difficoltà. “Da un giorno all’altro il nostro lavoro è diventato impraticabile – spiega Tommi di Ombre Rosse – perciò abbiamo pensato che fosse necessario che qualcuno – e chi se non noi? – si occupasse della situazione delle lavoratrici più marginalizzate. Non soltanto quelle che lavorano in strada, ma tutte quelle soggettività che da un giorno all’altro non hanno più reddito e non possono più pagare le bollette, pagare un affitto, mantenere i figli, la famiglia”. Nella pratica, saranno le unità di strada presenti sul territorio, come il Mit – Movimento Identità Trans a Bologna, che si occuperanno di redistribuire i soldi raccolti tramite il crowdfunding. Per quanto riguarda le donazioni, sul sito dedicato è possibile partecipare e trovare maggiori informazioni da condividere tramite i propri canali social, così da aiutare l’iniziativa a raggiungere quante più persone possibile.

Oltre l’emergenza: il problema è la criminalizzazione

Se in questo momento di emergenza è importante tentare di arginare l’impatto del coronavirus sulle soggettività più vulnerabili, è importante sottolineare che la marginalizzazione delle sex workers non è un problema nuovo. Proprio per questo già il 18 marzo il Comitato internazionale per i diritti delle/dei sex worker in Europa ha sottoscritto un appello ai governi nazionali in cui si chiedeva un impegno urgente per permettere alle sex workers di accedere al supporto sociale. “La pandemia – si legge nell’appello – sta rivelando con estrema urgenza, i modi in cui le/i sex worker sono obbligate a operare ai margini, in circostanze precarie, senza le protezioni di cui godono altri lavoratori”. Già qualche mese fa avevamo parlato di come l’attuale inquadramento legale del sex work si traduca nella marginalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso. Come in molti altri casi, l’attuale stato di emergenza sta rendendo evidenti le contraddizioni di un sistema profondamente ingiusto e diseguale. “Il lavoro sessuale è lavoro”, rivendicano da anni collettivi come Ombre Rosse. In momenti come questo, diventa particolarmente evidente come il rifiuto di riconoscere questa realtà abbia conseguenze reali sulle vite di molte persone.

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