A quindici giorni dall’inizio delle scuole, le criticità non mancano in tutta Italia. Lungo lo stivale si registrano già i primi focolai di Covid-19, che hanno rapidamente segnato il ritorno della didattica a distanza, ma la difficoltà maggiore riguarda il personale docente, che ancora manca in molti istituti.
Ad esempio la settimana scorsa il dirigente scolastico delle Aldini Valeriani di Bologna si è visto costretto a lasciare a casa a turno le classi prime e le altre proprio perché non sono ancora arrivati i docenti attesi.

Insegnanti che mancano: il problema dell’abilitazione e della precarietà

A lamentarsi del problema è anche il dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, Stefano Versari, che durante un convegno organizzato dall’osservatorio Riparte l’Italia ha sottolineato le criticità che si è trovato ad affrontare.
“Non abbiamo più docenti perché non ci sono i corsi di specializzazione – ha spiegato Versari – Quest’anno avevo da assumere in ruolo 7.000 docenti, ma ne ho assunti solo 1.500. Perché non ci sono. O meglio, non hanno i titoli necessari per l’insegnamento”.

Il problema è particolarmente grave per il sostegno, come sottolinea ai nostri microfoni Maria Chiara La Farina, docente ed esponente del Coordinamento precari/ie della scuola di Bologna e Modena.
“L’ultimo corso di abilitazione è partito nel 2014 – ricorda La Farina – Poi i due concorsi che sono stati fatti erano rivolti soltanto agli abilitati. Negli ultimi due anni sono partiti soltanto dei corsi per la specializzazione, di cui solo uno per i non abilitati”.
Ad aggravare la situazione, però, ci ha pensato la procedura delle nomine per le supplenze, effettuata con un sistema automatico, che ha assegnato punteggi sbagliati, in alcuni casi con personale che aveva già preso servizio e che ha dovuto lasciare in seguito ad una verifica.

A livello nazionale sono 60mila i posti di ruolo vacanti che sono rimasti scoperti. Eppure quest’anno si stimano in 250mila i docenti precari nella scuola italiana, di cui almeno 70mila hanno già più di tre anni di servizio.
“Come coordinamento precari chiediamo che si svolgano delle assunzioni per titoli e servizio – osserva La Farina – Come previsto dalla normativa europea, chiediamo che chi insegna da più di tre anni venga stabilizzato”.
A mancare sembra essere però la volontà politica, dal momento che mantenere un’alta percentuale di docenti precari consente al governo e alle istituzioni di poter tagliare con più agilità qualora sia necessario contenere la spesa.

La soluzione proposta quest’anno, del resto, fa tremare i polsi a precari e precarie della scuola. I cosiddetti contratti Covid, secondo i quali chi viene assunto può essere licenziato qualora la classe torni alla didattica a distanza, fa temere alle precarie e ai precari della scuola che, nonostante i proclami, lo Stato non voglia investire nell’assunzione di docenti.

La data del nuovo concorso

Intanto si apprende che potrebbe essere il 22 ottobre la data del concorso straordinario dei docenti atteso dai 32mila precari con tre anni di servizio alle spalle. Manca ancora l’ufficialità, ma l’avviso dovrebbe comparire già domani in Gazzetta, mentre oggi è prevista un’informativa ai sindacati.

Il concorso del 22 ottobre sarebbe il primo di una serie di prove che si dovrebbero svolgere fino a metà novembre e che andrebbero a coprire le altre 46mila cattedre. È atteso infatti anche il concorso per la scuola d’infanzia e primaria e quello per le secondarie di primo e secondo grado. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, avrebbe voluto far svolgere la prova questa estate, ma un accordo di governo ha posticipato la data all’autunno, sperando in un quadro epidemiologico migliore.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARIA CHIARA LA FARINA: