Abbiamo toccato terra dopo aver attraversato il mare. In Libia abbiamo affrontato i carcerieri e stupratori e in Italia ministri che, pur di fermarci, hanno chiuso i porti e si sono accordati con chi ci vende come schiavi. Eppure, noi donne e uomini migranti a terra ci siamo arrivati lo stesso. A terra però dobbiamo continuare a lottare per non ricevere un diniego, per non essere sbattuti fuori dall’accoglienza, per non essere ricattate, sfruttate e molestate sul lavoro, per non perdere i documenti e diventare clandestini. Per questo, sabato 15 febbraio scenderemo in piazza a Bologna contro il razzismo e lo sfruttamento che mettono di nuovo in pericolo la nostra vita! Manifesteremo per rifiutare questa condizione di ricatto e sfruttamento che riguarda tutto il lavoro, migrante e non. Manifesteremo perché non siamo e non vogliamo essere né bersagli del razzismo né vittime da proteggere!”.

Queste dure righe aprono il comunicato che indice la manifestazione di sabato 15 febbraio a Bologna, in vista della quale comunità e associazioni, insieme al Coordinamento Migranti, danno appuntamento a tutti e tutti, migranti e non, lavoratori e studenti, per lanciare un forte segnale contro il razzismo, una minaccia che riguarda noi tutti, per dire finalmente “basta”.

Migranti, le ragioni della manifestazione

“Questa manifestazione è stata lanciata per dare un chiaro segnale a questo governo”, spiega Babacar, uno dei portavoce del Coordinamento Migranti di Bologna. Ci tiene a sottolineare – e il fatto che ci sia il bisogno di esplicitarlo è sicuramente indice dei tempi attuali – che i migranti non sono numeri, entità invisibili, ma persone in carne ed ossa che si trovano in Italia spesso da anni. Nella stragrande maggior parte dei casi lavorano, pagando i contributi, rompendosi la schiena all’Interporto, nelle ditte di spedizioni, con orari indecenti, straordinari non pagati e stipendi da fame. Con la condanna del contratto a chiamata, per qualche ora, giorno o al massimo poche settimane, che impedisce loro di poter avviare alcun tipo di pratica per la richiesta del permesso di soggiorno. La minaccia di non venir più richiamati in seguito al minimo accenno di lamentela. Gli insulti razziali frequenti, che non scandalizzano nessuno. I soprusi delle questure, con testimonianze dirette di profonde ingiustizie avvenute entro le mura della Questura di Bologna, le speculazioni sugli affitti e su quello che è diventato un vero e proprio “mercato nero delle dichiarazioni di domicilio”.

Ci parlano della sensazione di sconforto che si è diffusa dopo l’attuazione dei decreti sicurezza, che hanno ulteriormente messo a rischio qualsiasi prospettiva futura per i migranti. E che tuttora incidono pesantemente sulla vita di donne e uomini, bambini e bambine, che vedono muri ergersi tutto intorno e si ritrovano a dover sottostare a condizioni di lavoro sempre più umilianti e disumane, con la continua minaccia di non vedere accolte le loro richieste di soggiorno e asilo.

La manifestazione del 15 febbraio ha come obiettivo, tra i tanti, quello di fare pressioni sul nuovo governo, a seguito della promessa disattesa di modificare, se non direttamente abolire, i decreti sicurezza emanati dai predecessori, cosiddetti “giallo-verdi”. Fino ad ora però l’unica risposta che hanno avuto è stata il silenzio.

Le critiche a Bonaccini

Sono indignati i migranti del coordinamento di fronte alle parole di Stefano Bonaccini che, in risposta al sussulto di sinistra di Nicola Zingaretti, che proclamava l’impegno del partito per Ius Soli e Ius Culturae, replica con un “non è il momento, le priorità per ora sono altre”.
Anche per questo scenderanno in piazza il mese prossimo, per poter ricordare alla politica in generale, dal locale al nazionale, la loro esistenza (basti pensare che uomini e donne migranti rappresentano all’incirca il 20% della popolazione emiliana e producono il 12% del PIL dell’intera regione), la concretezza della loro condizione precaria, la necessità che qualcosa cambi.

Nonostante la profonda critica mossa alle istituzioni e alla politica italiana in generale per la mancata risposta ai loro problemi, Babacar non ritiene che l’Italia sia un paese razzista. “Episodi di razzismo ne accadono molti e spesso – specifica – ma io penso che la questione sia più legata all’ignoranza”. C’è infatti una diffusa ignoranza tra la popolazione, che viene facilmente cavalcata da leader populisti e messaggi di odio di facile presa, quali quelli di impronta razzista. Anche gli italiani sono infatti attanagliati dai problemi economici, la mancanza di lavoro e la precarietà: si è creata nel tempo una situazione di diffuso degrado che i politici non hanno saputo o voluto arginare, trovando sempre altre priorità su cui concentrarsi. Questo ha fatto sì che la gente abbia necessariamente bisogno di un capro espiatorio, individuando così nei migranti la causa di tutti i mali, dalla crisi economica alla mancanza di posti di lavoro e risorse.

Si sono notati negli ultimi tempi dei graduali cambiamenti all’interno dell’opinione pubblica, come ad esempio la nascita del movimento delle Sardine che hanno riempito nei mesi scorsi le piazze di tutta Italia.
Questa evoluzione fa sperare in una crescita nella consapevolezza e nel diretto coinvolgimento dei singoli cittadini, che deve però rappresentare solo il primo passo verso una più attiva e duratura partecipazione, che possa portare a conseguenze reali e pratiche.

“È necessario – continua Babacar – che soprattutto i lavoratori escano allo scoperto, per le strade. Perché i migranti sono i primi a sperimentare queste condizioni, ma poi toccherà a tutte le altre categorie. Stanno cercando di cancellare tutto ciò che nel tempo è stato conquistato con le lotte nel mondo del lavoro, cominciando con i migranti. Ma se i lavoratori non si alzano e non scendono in piazza, prima o poi toccherà a loro: i migranti sono costretti ad accettare qualsiasi ricatto, sottostare a qualsiasi ingiustizia anche in ambito lavorativo, per poter ottenere i documenti necessari per restare nel Paese. Questo implica salari bassissimi, pessime condizioni di lavoro, diritti calpestati. Se nulla cambia, anche i lavoratori italiani finiranno per dover rinunciare ai loro diritti, dovendo accettare anche loro ciò che viene proposto ai migranti”.

L’appuntamento è per sabato 15 febbraio, in piazza Nettuno alle ore 14.30. “Né vittime né carne da lavoro: siamo donne e uomini migranti! Manifestiamo contro razzismo e sfruttamento!”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A BABACAR: