Mentre a Roma si discute sulla manovra 2021, in Emilia-Romagna ripartono le proteste contro il progetto di autonomia differenziata avanzato da Stefano Bonaccini. In Emilia Romagna il comitato che si batte contro qualunque autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e per la rimozione di tutte le disuguaglianze, si è schierato contro l’approvazione del ddl Boccia: «una proposta del genere azzera qualsiasi dibattito».

Il Comitato regionale contro l’autonomia differenziata “boccia” il ddl Boccia

Il comitato regionale contro qualunque autonomia differenziata per l’unità della repubblica e rimozione di tutte le disuguaglianze ha riacceso le proteste contro il progetto avanzato nel 2016 da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
Gianluigi Trianni, uno dei portavoce del comitato, ha spiegato che il comitato si è riunito «a seguito di un’accelerazione operata dal governo e dalla maggioranza, che il 15 ottobre scorso hanno ritenuto di inserire, collegato a una nota aggiuntiva sul bilancio 2021 il decreto di legge Boccia che prevede e tenta di normare la concessione del parlamento relativamente ad un’autonomia differenziata, oltre già quella concessa alle regioni statuto speciale. Sarebbe possibile richiederla e ottenerla su ben 23 materie passibili di autonomia».

Trianni reputa che «una proposta del genere, avanzata quando l’opinione pubblica è concentrata sull’epidemia e sulle difficoltà che essa impone al servizio sanitario nazionale, porti con sé problemi di attenzione e azzera qualsiasi dibattito», soprattutto dopo la forte opposizione che il comitato ha avanzato a questo disegno di riorganizzazione dello Stato. «Peraltro – aggiunge Trianni – proprio nel mezzo di una manifestazione assoluta di fallimento delle Regioni nella gestione sanitaria e del fallimento del governo nel coordinare le politiche regionali in un unico disegno di contrasto al diffondersi dell’epidemia».

Il comitato, dunque, si augura e ritiene indispensabile che il decreto Boccia venga stracciato dai dibattiti e dall’iter politico che porterà il Parlamento ad approvare la legge di bilancio e che la regione Emilia-Romagna a ritiri la proposta di autonomia differenziata.
Al dibattito erano presenti anche numerosi sindacati, tra cui l’area di minoranza della Cgil regionale, i sindacati di base Sgb e Cobas, partiti come Prc, Comunisti italiani, Potere al popolo, L’Altra Emilia-Romagna e associazioni come l’Anpi di Parma, Italia Nostra, il comitato Scuola e Costituzione, Medicina democratica e i comitati Dossetti per la Costituzione fra cui quello generale di base.

Michele Cirinesi di Sgb ha spiegato come l’autonomia differenziata possa portare allo sgretolamento dei contratti di lavoro nazionali: «Questo strumento può evolvere in costruzione di gabbie salariale con la cancellazione del contratto nazionale, perché regioni diverse potrebbero costruire diverse condizioni contrattuali. Non possiamo permettere un arretramento nel mondo del lavoro nel nostro paese e non possiamo permetterci un aumento della disuguaglianza. Potrebbero crearsi ventuno contratti regionali che andrebbero al ribasso. Questo è sotto l’occhi di tutti, lo abbiamo visto con la gestione della sanità pubblica, dove i lavoratori sanitari sono sottoposti a miriadi di contratti regionali – afferma Cirinesi, che conclude – Questa è una battaglia per la democrazia e per l’unità nazionale. L’autonomia differenziata porterebbe a un’ulteriore frantumazione del mondo del lavoro. Sta passando tutto sotto al tappeto dell’emergenza Covid, presa al balzo per poter permettere nuove ristrutturazioni istituzionali».

Inserire l’autonomia all’interno del Madef, secondo i membri del comitato, è stato un atto gravissimo che impedisce ogni tipo di confronto con chi si oppone a questo decreto. Stefano Lugli, segretario regionale di Rifondazione Comunista, conferma con forza l’adesione al comitato: «Abbiamo aderito perché da tempo ci battiamo contro la proposta avanzata dall’Emilia-Romagna. Politicamente, questo progetto di autonomia così sostenuto dalla nostra regione non significa altro che legittimare l’antico sogno secessionista della lega. Siamo partiti con la secessione, poi col federalismo e poi con l’autonomia. Noi crediamo che le richieste delle regioni debbano essere ben altre, cioè quelle di investire sui territori al fine di garantire i diritti dei cittadini».

Nell’occhio del ciclone, il presidente della Regione Stefano Bonaccini, accusato di tracciare un solco ancora più profondo fra regioni ricche e regioni povere.
Antonio Madera, moderatore del dibattito e membro del comitato, conclude la conferenza con una riflessione a tal proposito: «Ricordo che Bonaccini è stato eletto con uno slogan: l’Emilia-Romagna non si lega. Ci stiamo accorgendo che è proprio Bonaccini che ci sta legando, e noi combatteremo contro questo nella maniera democratica, civile e nel rispetto delle regole, quelle regole che vengono calpestate alla sola idea di attaccare questa legge alla finanziaria e rendere impossibile il referendum abrogativo. È una cosa assolutamente intollerabile e che ci deve rendere uniti».

Matilde Gravili

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