La passione per il poker è sempre stata legata a doppio filo con il mondo della musica e in particolare del rock, esercitando un’influenza molto importante sugli artisti e sulle canzoni.

Le prime testimonianze del poker risalgono alla fine dell’800 in Louisiana, soprattutto in New Orleans, città simbolo del jazz e del blues che ha dato vita al moderno rock. La figura del giocatore diventa quindi il fil rouge di molte canzoni entrate nel panorama collettivo: The House of The Rising Sun, Rambling Gambling Willie o Bound of Glory. Come metafora di vittoria e sconfitta, incarnando la caduta e l’ascesa dell’eroe.

L’arte prende da sempre spunto dalle passioni personali e il poker non è un’eccezione. Il connubio tra musica e poker è stato esaltato in particolare da una delle band più famose e influenti nella storia del rock, gli Eagles. Il chitarrista e membro fondatore Glenn Frey era una grande appassionato: tanto da averne inventato una variante, chiamata appunto “Eagle Poker”, derivata dall’Acey Duecey. In cui bisogna scommettere se il valore di una terza carta sarebbe risultato a metà tra le altre due oppure no. Questo gioco venne poi apprezzato da tutta la band, i cui musicisti giocavano e perfezionavano i meccanismi mentre si trovavano in trasferta in giro a suonare. La passione per questo gioco era tale che Glenn Frey rinominò la sua casa “Kirkwood Casinò”, che nel corso degli anni ’70 divenne un comune luogo di ritrovo per i tanti musicisti dell’epoca appassionati di carte.

Svariati gli aneddoti della band legati al poker: soprattutto durante la registrazione di Hotel California, durante il quale ebbero tantissimi tempi morti riempiti da interminabili sfide a Eagle Poker. Il chitarrista Don Felder dichiarò che gli stake erano spesso alti anche nelle partite tranquille e lui una volta perse 1.800 dollari in una sola mano. Una sconfitta che lo tenne lontano dal gioco per anni. Il batterista della band, Don Henley, un giorno decise di usare il poker per mettere fine ai litigi con il produttore David Briggs: una maratona di poker sul bus del tour che vide il musicista vincere 7 mila dollari, una somma ragguardevole all’epoca.

Anche la vita del frontman dei The Band, Robbie Robertson è legata strettamente al gioco del poker. Il chitarrista nella sua biografia parla infatti del padre, un giocatore di poker professionista. La vicenda del cantante dei The Band si lega a doppio filo con quella del grande regista Martin Scorsese: i due infatti collaborarono assieme in due film che avevano come tema centrale il gioco: “Il colore dei soldi” e “Casinò”, quest’ultimo ambientato proprio all’interno delle sale di un casinò di Las Vegas.

Molti artisti famosi in tutto il mondo non hanno mai nascosto la loro passione per il poker, arrivando anche a dedicargli alcune canzoni. Se in tempi più lontani, Frank Sinatra era un grande appassionato di carte e assiduo frequentatore di casinò statunitensi, in tempi più moderni possiamo citare 50 Cent e P.Diddy, due rapper di fama mondiale appassionati del tavolo verde. Il frontman dei Motörhead, Lemmy Kilmister, era un grande appassionato di slot machine e di poker ma anziché approfondire le regole del gioco e le sue strategie preferiva giocare d’istinto e con scarsa fortuna. Gli andava decisamente meglio con la musica, infatti il brano Ace of Spades, dedicato proprio alle sue amate carte da gioco, è uno dei più apprezzati del genere.

Il connubio musica-poker rimane vincente anche per molti professionisti del tavolo verde. Non è raro infatti vedere un giocatore ascoltare musica durante un partita importante: infatti aiuta a distendere i nervi e a mantenere la concentrazione, senza lasciarsi distrarre dai rumori di sottofondo.

Ogni campione ha la sua playlist personalizzata ma è interessante notare i casi in cui diversi player ascoltino lo stesso genere musicale: in particolare il rap sembra essere molto apprezzato dai professionisti del poker. L’italiano Raffaele Sorrentino è un grande appassionato di Eminem, ma anche di artisti quali Rihanna, Daft Punk e Tupac Shakur, che ascolta soprattutto durante le fasi più aggressive dei match per mantenere alta la carica e la concentrazione. Come lui anche Antonio Esfadari, il pro iraniano naturalizzato USA, predilige le canzoni di Eminem durante le fasi salienti del gioco.

Il campione Daniel Negreanu è un appassionato di rap e durante le partite adora ascoltare Missy Elliot, sebbene adatti lo stile musicale alle diverse fasi del match, lasciando spazio anche a suoni più rilassanti e naturali in accordo al proprio stato emotivo.

Il rap non è quindi l’unico genere musicale ascoltato dai professionisti di poker durante le partite importanti. Molto apprezzati sono anche generi come il punk, il metal, l’hard rock e il soul: spesso i campioni di poker adorano ascoltare Pink Floyd, Led Zeppelin, Motörhead e Van Morrison, alternandoli con pezzi di musica classica composti da Beethoven, Bach e Mozart. C’è anche chi, oltre a giocare regolarmente, scrive della musica come il pianista e grinder torinese Andrea “kaleids” Freda che per anni si è diviso tra poker online e pianobar.

Altri ancora, preferiscono rimanere concentrati sul gioco o non ascoltare alcun tipo di suono: come la player Samantha Abernathy, che indossa le cuffie solo per isolarsi dai rumori intorno a lei; e il siciliano Luca Moschitta, che preferisce il silenzio per ascoltare al meglio i suoi pensieri.

Il legame tra musica e poker è qualcosa che va oltre i confini e le epoche. Entrambi riescono a manifestare i desideri e le paure di coloro che vi si affiancano. Forse proprio per questo aggiunto livello di conoscenza, che porta a una maggiore consapevolezza di sé stessi, questo gioco è riuscito a ritagliarsi una parte importante nelle vite dei grandi artisti che anche nel cinema e nella letteratura hanno espresso la passione per quello che è da un paio di secoli il gioco di carte più famoso al mondo.