La Fase 2 inoltrata ha visto il manifestarsi di un curioso fenomeno: l’inversione delle responsabilità tra autorità e cittadini. Non sono più i cittadini che sottolineano le responsabilità delle autorità, ma quest’ultime che accusano i cittadini per i loro comportamenti, come ad esempio gli assembramenti dei giovani nei parchi o nelle piazze durante l’ora dell’aperitivo. È da questa constatazione che parte l’analisi settimanale dello storico Luca Alessandrini sulle nostre frequenze.

Movida, il frutto dell’ambiguità dei provvedimenti

Alessandrini sottolinea l’ambiguità dei messaggi lanciati dalle autorità durante la pandemia. Un piccolo esempio è quello relativo alle mascherine, che inizialmente dovevano essere certificate e in seguito potevano essere anche autocostruite. Né si sa più nulla della app “Immuni”, che doveva contribuire al tracciamento, uno degli elementi individuati come necessari per la gestione corretta ed efficace della diffusione del virus.

Lo storico riprende le osservazioni del virologo Andrea Crisanti che, a proposito della tanto discussa movida, afferma che non è colpa tanto dei ragazzi, ma delle istituzioni che hanno lanciato messaggi ambigui e incoerenti. E in sostanza siamo arrivati alla Fase 2 impreparati.

L’allarme vero è quello economico

Nella sua riflessione, Alessandrini sposta poi lo sguardo sulla questione sociale ed economica, che da un lato continua a registrare un’eccessiva lentezza degli aiuti dello Stato ad ormai tre mesi dall’inizio della pandemia, lasciando scoperti ancora milioni di italiani, e dall’altro segnala un aumento delle povertà, assolute e relative.

In questa cornice il dibattito italiano a sinistra sembra scarsissimo e più in generale nel discorso pubblico sembrano persistere vecchi tabù, ad esempio sulla partecipazione dello Stato nelle imprese. L’esempio citato è quello di Peugeot, che si fonde con Fca, ma che all’interno della compagine societaria ha lo Stato francese.

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