La morte di due operai, padre e figlio, che stavano pulendo una cisterna a Molfetta, è solo l’ultimo episodio di una strage silenziosa che si consuma ogni giorno. Agricoltura ed edilizia restano i settori più colpiti, ma aumentano le vittime tra finte partite iva e non iscritti all’Inail.

Due giorni fa si è consumata una delle giornate più tragiche sul fronte delle morti bianche. Non soltanto i due operai a Molfetta, ma anche un operaio nel ravennate, un agricoltore in Puglia e un altro operaio nel Piemontese. In tutto 5 morti, che vanno ad aumentare il bilancio di un anno, il 2014, che nei primi 4 mesi, ha fatto registrare 140 vittime sul lavoro, con una tendenza del +17,2% rispetto all’anno precedente.

In questa statistica, però, si annidano gravi mancanze. Essendo, infatti, la conta dei morti affidata all’Inail, nel conteggio non rientrano tutte le partite iva individuali e tutti i “diversamente assicurati” che muoiono sulle strade, cioè, in itinere. In questi casi la morte viene rubricata alla voce “incidenti stradali”. Secondo l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, conteggiando anche quanti muoiono in itinere, il bilancio si farebbe più pesante e raggiungerebbe le 290 morti. Una strage, insomma, che pone l’Italia al primo posto in Europa per morti sul lavoro.

Tante le ragioni che alimentano un bilancio che vede un costante segno +. Di certo il mancato rispetto delle norme di sicurezza, ma sarebbe troppo semplice archiviare tutto con un’espressione vaga come questa. Bisognerebbe indagare, in una situazione di profonda crisi, quanto sia diventato “conveniente mettere a rischio la propria vita.” Non rispettare le norme sulla sicurezza fa risparmiare tempo e denaro, e permette, nel caso di piccole ditte che lavorano su singoli interventi, di applicare prezzi più bassi, ed avere così più possibilità di lavorare. Allo stesso modo, accettare lavori in nero, permette di ottenere lavori che, con regolare contratto, non si otterrebbero. La chiave di volta, è, dunque, rendere “sconveniente rischiare la propria vita”. 

Per questo, come sostiene Carlo Soricelli, fondatore dell’Osservatorio, servono interventi mirati (lui stesso ha segnalato, totalmente inascoltato, che in primavera ricomincia la strage degli agricoltori) e, soprattutto, i lavoratori devono essere rappresentati in Parlamento, cosa che, sempre secondo Soricelli, ora non avviene.

Nonostante gli errori, per Soricelli, il ruolo dei sindacati è fondamentale, e non si deve cedere alla tentazione, che sta prendendo piede, di delegittimarli e smantellarli. “Dove ci sono sindacati, le morti sul lavoro, sono praticamente a zero” conclude.