Turni massacranti e norme di sicurezza spesso non rispettate, negligenza e lavoro nero. È la realtà che si cela dietro i concerti musicali, assurta agli onori della cronaca solo in occasione degli incidenti mortali verificatisi fra il 2011 e il 2013. Un’inchiesta di Redattore Sociale, a firma di Antonio Michele Storto, fa luce su questo mondo poco conosciuto.

Dietro a un concerto di una grande star del mondo della musica c’è tutto un universo, poco conosciuto e di cui si sente parlare solo raramente. È accaduto, recentemente, quando tra il 2011 e 2013 una serie di incidenti mortali contribuì ad alzare il velo su questa realtà. Due operai che lavoravano all’allestimento del palco per i concerti di Jovanotti, a Trieste, e Laura Pausini, a Reggio Calabria, persero la vita in seguito a un cedimento della struttura. Erano Francesco Pinna, un ragazzo di appena 19 anni, e Matteo Armellini, di 32.

Le condizioni in cui si trovano a lavorare i tecnici e i facchini di questa forma di spettacolo sono spesso sconcertanti. Mansioni pericolose svolte senza una adeguata preparazione, norme di sicurezza scadenti e poco rispettate, turni massacranti fino a 14 ore cui seguono viaggi di centinaia di chilometri, lavoro nero e nessuna rappresentanza. Ad accendere i riflettori su questo mondo è stata un’inchiesta di Redattore Sociale, firmata da Antonio Michele Storto, il quale, prima di dedicarsi al giornalismo, ebbe dei trascorsi proprio come facchino nell’allestimento dei palchi.

Ai nostri microfoni Antonio spiega come “l’organizzazione sia spesso basata molto più sulla consuetudine che non sul rispetto di un protocollo rigido”. E in riferimento agli incidenti mortali degli ultimi anni rivela come “le morti sono state relativamente poche, tre in due anni. Hanno dato il via a un dibattito, che però è durato poco. Gli incidenti invece accadono in continuazione e spesso si risolvono senza feriti per pura fortuna”.

Parlando della sua esperienza personale, Antonio ci racconta qualche episodio di cui è stato testimone: “io ho visto ragazzini di 16 anni a cui, dopo turni di 8 ore di lavoro, veniva chiesto se volevano fare un altro turno consecutivo”. E ancora: “ci sono turni tremendi anche di 10 ore, e una volta finiti ci si mette in macchina e si deve guidare per tutta la notte. A me è capitato di vedere gente a cui si chiudevano gli occhi”.

È sufficiente un errore di calcolo, oppure una negligenza nei controlli sul rispetto della procedura di costruzione, e un concerto può trasformarsi in una strage. In seguito agli incidenti avvenuti in occasioni di grande rilevanza mediatica, come appunto i concerti di Jovanotti e Laura Pausini, i controlli si sono intensificati. “Con i tecnici oggi c’è controllo, per fortuna – ci spiega Antonio – mentre la situazione è diversa per i facchini”.

Soprattutto quando non si è in presenza di eventi di primo piano, tuttavia, le cose non vanno per il meglio. “Negli eventi più piccoli si riscontra che i controlli sono minori – rivela ancora Antonio – anche quando vengano rispetatte le misure di sicurezza, ci son comunque consuetudini da sbarrare gli occhi. C’è meno controllo e quindi ci sono abitudini dannose, come il lavoro nero, molto diffuso nei piccoli eventi e sopratutto al Sud-Italia”.

Andrea Perolino

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