Si sono trovati sabato per fare il punto della situazione e da lì è emersa la necessità di creare un osservatorio che monitori le politiche delle amministrazioni pubbliche – Comune, Città Metropolitana e Regione – affinché quanto scritto nero su bianco in strumenti come il Pums (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) o il Prit (Piano Regionale Integrato dei Traporti) non rimanga solo una lista di buoni propositi, ma venga tradotto in fatti concreti.
È questo il proposito di Legambiente, Fiab Bologna, Monte Sole Bike Group, PUMS sì ma come?, Salvaciclisti, Consulta della bicicletta, Ass. Pendolari Bologna-Portamaggiore, Italia Nostra, Wwf, che hanno deciso di marcare stretto le istituzioni locali.

Mobilità sostenibile: un osservatorio per tallonare le amministrazioni

“L’obiettivo è quello di fare un po’ massa critica e dire alle istituzioni ‘vi osserviamo’, perché non tutte le scelte che sono state fatte sono in linea con i principi contenuti nei documenti approvati”, spiega ai nostri microfoni Andrea De Pasquale, un passato amministrativo nel Quartiere San Vitale e in Provincia, dove si è occupato proprio di mobilità.
Quella dell’osservatorio, continua De Pasquale, “è un’iniziativa necessaria per evitare che ci prendano in giro” e, ai nostri microfoni, parla di alcuni punti deboli ormai “storici” nel territorio bolognese: dal Servizio Ferroviario Metropolitano all’integrazione tariffaria tra società diverse del trasporto pubblico. Tutti nodi che dovranno essere sciolti e in una direzione ecologica.

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