Arriva la protesta dei ristoratori e proprietari dei locali, che hanno investito tempo e denaro per garantire i propri servizi in sicurezza e che, con la seconda ondata, rischiano di dover affrontare una crisi ancora peggiore della precedente.

Il Dpcm del 18 ottobre 2020 ha stabilito l’apertura limitata di tutte le attività di ristorazione dalle 5 alle 24 (con consumo al tavolo) e fino alle 18 (in assenza di consumo al tavolo). Un provvedimento che sono in molti a ritenere ingiusto e che parrebbe ignorare i grandi sforzi fatti fino ad oggi.

Pertanto, nella ultime ore, sembrano essere in previsione ulteriori misure anti-covid, che rischierebbero di mettere in ginocchio l’intero settore, attraverso chiusure e coprifuoco.

In effetti, secondo gli appartenenti alla categoria, pare impensabile che l’unico modo per contrastare la pandemia sia quello di chiudere le attività, generando psicosi in chi frequenta i locali. Insomma, si chiede di continuare a lavorare, garantendo la sicurezza che è già stata assicurata nella stagione estiva.

Negli ultimi mesi, infatti, molti ristoratori sono stati i primi ad investire in apparecchi per la sanificazione per il distanziamento sociale. Si è trattato di sacrifici estremamente importanti, nel rigido rispetto delle regole e per il bene di tutti.

L’appello alle istituzioni da parte degli imprenditori della ristorazione è quello di ‘migliorare l’ordine pubblico‘, perché, fanno notare, basta fare una passeggiata serale per rendersi conto che i veri assembramenti sono quelli che si creano, senza controllo, fuori dai locali.

Così alcuni dei ristoratori bolognesi chiedono al governo ‘la revoca immediata dell’ultimo Dpcm per manifesta inutilità‘.

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