La percezione del fenomeno migratorio in Italia è distorta, sia nei media, dove nel 70% dei notiziari i migranti non hanno voce, ma di conseguenza anche tra i cittadini, che sovradimensionano la presenza, salvo tornare ad una fotografia più veritiera quando si parla dell’esperienza personale e locale.
Sono alcuni dei risultati di due ricerche di Ipsos e Osservatorio di Pavia per WeWorld onlus, presentate nell’attuale edizione del Terra di Tutti Film Festival.
Le ricerche sono state commissionate dalla ong all’interno del progetto europeo Ciak MigrAction e presentate ieri nel corso dell’incontro “Media e migrazioni”.

Migrazioni: le ricerche sulla percezione del fenomeno

“Le ricerche hanno confermato che la percezione che si ha di un fenomeno è fortemente influenzata dalla modalità con la quale questo fenomeno viene descritto dagli organi di informazione, dai media”, spiega ai nostri microfoni Stefano Piziali, responsabile dei Programmi italiani e Advocacy di WeWorld.
Un’altra conferma riguarda il tipo di medium: le televisioni la fanno ancora da padrone nell’orientamento dell’opinione pubblica, seguite in maniera minore dai principali quotidiani.

La principale risultanza, dunque, è che la percezione delle migrazioni come problema è sovradimensionata a livello nazionale, sia da parte dell’opinione pubblica che demi media, ma a livello locale le persone ammettono di non vederne i risvolti negativi. In termini percentuali, la percezione delle migrazioni come problema nazionale riguarda il 27% degli italiani sondati, mentre appena il 12% vede il fenomeno in chiave problematica a livello locale. L’esperienza personale, dunque, gioca un ruolo importante in come viene vissuto il fenomeno.

Dall’analisi di sette tv generaliste e dieci quotidiani, invece, emerge che la narrazione del fenomeno resta ancorata a caratteri emergenziali, cronachistici, alla questione dei flussi e degli sbarchi, ma soprattutto nel 70% dei notiziari i migranti ricoprono un ruolo “passivo”, senza voce, senza parlare in prima persona.
“Questo è conseguenza anche di come affronta il problema la politica – sottolinea Piziali – Se il fenomeno viene trattato in modo emergenziale e non strutturale, se la legislazione è emergenziale e non impostata sul lungo periodo, anche i media affrontano il tema in questo modo”.

In ogni caso, c’è una differenza nelle narrazioni all’interno delle singole testate. Il referente di WeWorld sottolinea che le tv pubbliche, quindi la Rai, parlano mediamente in termini più corretti del fenomeno rispetto, ad esempio, a Mediaset. Quanto alla carta stampata, Avvenire è la testata che affronta il tema in modo più “accogliente”, mentre il Sole 24 ore lo approccia in modo neutro. Allo stesso modo, chi tratta il tema con “diffidenza” – che a dire il vero sembra un termine eufemistico – sono La Verità, il Giornale e Libero.

L’indagine Ipsos si è concentrata anche sulla percezione dei migranti nell’Italia del Coronavirus ed è emerso che, ad esempio, col superamento dell’emergenza sanitaria le preoccupazioni per l’immigrazione sono tornate a crescere, che resta diffuso lo stereotipo sui migranti portatori di malattie e che quasi il 40% degli italiani è contrario allo Ius Soli, anche se poi 64% è favorevole ad una sanatoria.

ASCOLTA L’INTERVISTA A STEFANO PIZIALI: