Il governo francese ha deciso di rinunciare a consegnare motovedette alla Guardia costiera libica. Ad annunciarlo con entusiasmo sono alcune associazioni francesi e italiane che avevano aperto un procedimento legale nei confronti del governo di Emmanuel Macron. La motivazione stessa del governo francese parla dell’impossibilità di garantire i diritti umani e della loro violazione da parte delle autorità libiche, che riportano i migranti recuperati in mare nei centri di detenzione dove si compiono abusi.

Migranti, una vittoria politica

Tutto è cominciato nell’aprile 2019, quando Amnesty Internazional France, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), Gisti, La Cimade, Ligue des droits de l’Homme, Médecins Sans Frontière e Migreurop hanno avviato un’azione legale per impedire la consegna di sei imbarcazioni alla guardia costiera libica, che era stata annunciata dal Ministro delle forze armate Florence Parly nel febbraio 2019.
“Inizialmente il procedimento giudiziario era risultato negativo per le associazioni – spiega ai nostri microfoni Luca Masera di Asgi – perché il giudice aveva riconosciuto al governo francese l’interesse politico e strategico sulla materia”.

Durante il ricorso, però, l’esecutivo ha cambiato idea, annunciando la rinuncia all’invio delle motovedette. Fondamentali, per arrivare a questo risultato, sono state le pressioni legali e pubbliche.
“Questa rinuncia è soprattutto una vittoria per gli uomini, le donne ed i bambini che queste imbarcazioni avrebbero riportato in un paese dove avrebbero corso il rischio di essere nuovamente detenuti, torturati, violentati – commenta Asgi in un comunicato – Ora, dopo l’abbandono di questo progetto, dobbiamo esigere che la Francia imponga condizioni rigorose a tutta la cooperazione bilaterale ed europea con la Libia, in modo che i diritti e la sicurezza dei cittadini migranti e dei rifugiati siano garantiti e rispettati”.

L’esempio della Francia rivolto a tutta Europa

La battaglia vinta dall’associazionismo franco-italiano è la dimostrazione che le politiche migratorie dei Paesi europei possono cambiare. Il riferimento è rivolto in primo luogo all’Italia, che recentemente ha invece rinnovato gli accordi con la Libia, nonostante le inchieste che hanno portato in evidenza anche il ruolo del trafficante Bija nella gestione migratoria.
Eppure, “in questo momento la Guardia costiera libica è indagata per crimini contro l’umanità – spiega Masera – È importante ricordare che di fronte alla Procura presso la Corte Penale Internazionale è in corso un procedimento proprio contro questi soggetti”.

Se quello francese è un segnale importante, qualcosa si muove anche su altri fronti. In particolare, sembrano funzionare gli accordi di Malta sul ricollocamento dei migranti sbarcati nei Paesi costieri, siglato a settembre dalla ministra degli Interni italiana Luciana Lamorgese con i suoi omologi francesi, tedeschi e maltesi.
“Mentre col precedente governo, quando era ministro Salvini, i continui insulti ai partner europei li inducevano all’inazione – commenta Masera – ora i Paesi membri sembrano più orientati ad una collaborazione reale”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUCA MASERA: