Sabato davanti alla Questura sit-in di protesta del Coordinamento Migranti per la gestione dei permessi di soggiorno. La crisi sta aggravando la loro condizione.

I migranti tornano ad alzare la voce e a denunciare le loro condizioni di vita e di lavoro, aggravate dalla crisi e condizionate dal permesso di soggiorno. Sabato mattina il Coordinamento Migranti di Bologna scende in piazza, davanti alla Questura, per fare 10 domande sulla gestione del permesso di soggiorno.

Dall’introduzione del reato di clandestinità, il permesso di soggiorno legato al lavoro è diventato una spada di Damocle sulla testa dei cittadini extracomunitari. Perderlo significa venire espulsi o reclusi nei Cie, ma con l’aggravarsi della crisi significa anche non venire assunti.
I problemi legati al permesso di soggiorno sono sempre gli stessi: lunghi tempi di rilascio, con il permesso che spesso arriva quando è già scaduto, oltre al lucro che lo Stato fa sulla pelle dei migranti (il rinnovo costa 70 euro ogni volta). Ciliegina sulla torta: è sparito anche lo sportello informazioni a cui i migranti potevano rivolgersi per sapere a che punto era la loro pratica.

Attenzione anche per i migranti giunti dal Nordafrica. Alcuni hanno ricevuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari della durata di sei mesi, altri non hanno avuto nemmeno quello. La gestione emergenziale, secondo il Coordinamento Migranti, fa acqua e non è uno strumento adeguato. Ai migranti arrivati a Bologna non sono state nemmeno date le informazioni basilari. Per questo il Coordinamento Migranti ha redatto una guida ai servizi essenziali.

Ascolta l’intervista a Paola Rudan del Coordinamento Migranti di Bologna.

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