L’Ufficio Stranieri della Cgil conferma che, in caso di ricongiungimento, per essere sicuri di riuscire ad iscrivere un bimbo straniero a scuola – nonostante viga l’obbligo formativo – serve la mediazione di un italiano. Rossi: “Consigliamo sempre di farsi accompagnare da noi o di pretendere una risposta scritta”.

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Il caso sollevato dalla Sim di Xm24  di un bambino bengalese a cui è stata rifiutata verbalmente l’iscrizione alla scuola media sembra, purtroppo, non costituire l’eccezione in un sistema che funziona bene.
Anche dall’Ufficio Stranieri dalla Cgil confermano che, in caso di ricongiungimenti famigliari, non è insolito che le scuole tentino di rifiutare l’iscrizione e non prendano in carico la domanda.
Al punto che la stessa Cgil consiglia a tutti i migranti di presentare la domanda di iscrizione scolastica accompagnati da un italiano, di rivolgersi all’Ufficio Scuola del Comune di Bologna o comunque di pretendere una risposta scritta.
In altre parole: è molto difficile che un migrante riesca autonomamente a iscrivere a scuola il proprio figlio, perlomeno se questo è arrivato ad anno iniziato.

“In casi del genere, quando i migranti si rivolgono a noi – spiega Annarosa Rossi dell’Ufficio Stranieri – spesso accompagnamo la famiglia. Se la scuola dice di no, facciamo due righe in cui chiediamo l’iscrizione e chiediamo la risposta scritta”.
Un altro percorso che il sindacato consiglia è quello che passa per l’Ufficio Scuola del Comune e per l’accompagnamento dei servizi sociali. In ogni caso Rossi sottolinea che, “se un migrante va da solo, incontra comunque delle difficoltà”.
Difficoltà che potrebbero essere risolte con un regolamento od una prassi. “La prassi dell’ufficio comunale è piuttosto consolidata – spiega la sindacalista – Se vai da solo dipende chi incontri: potrebbe essere un bidello, un professore o il dirigente scolastico”. In quest’ultimo caso, proprio perché consapevole delle proprie responsabilità, è difficile incontrare un rifiuto.

“Non è detto però – precisa la responsabile dello Sportello Stranieri – che nel giro di un giorno la questione si risolva. I tempi medi vanno da 10 giorni a due settimane”. Un tempo accettabile, dunque, che non ha nulla a che vedere con gli 8 mesi trascorsi dal tentativo di iscrizione della famiglia del ragazzino bengalese.
“È una cosa gravissima – osserva Rossi – Se fosse capitato a me un caso del genere avrei ribaltato la città. La scuola ha l’obbligo della presa in carico, poi può non esserci posto, ma intanto la presa in carico e la ricerca di una collocazione devono esserci, visto che vige l’obbligo formativo. Qui siamo fuori da ogni norma”.

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