Un’altra, ennesima, morte sul lavoro. E questa volta nel nostro territorio, all’Interporto di Bologna. Un ragazzo di 22 anni originario della Guinea Bissau è morto in un incidente sul lavoro avvenuto intorno all’una della scorsa notte nel polo logistico che ha sede a Santa Maria in Duno di Bentivoglio.
Da una prima ricostruzione, il giovane stava lavorando in un magazzino del corriere Sda Express Courier nel blocco 13.4 quando, per cause in corso di accertamento, è rimasto incastrato tra una ribalta del magazzino – il punto di carico/scarico merci – e il mezzo pesante parcheggiato a ridosso per il carico merce.

Morto sul lavoro all’Interporto, la sicurezza non è più rimandabile

Il ragazzo era al terzo giorno di lavoro ed era impiegato attraverso un’agenzia interinale.
«Stava controllando la ribalta – racconta ai nostri microfoni Tiziano Loreti di Si Cobas, sindacato che è presente all’interno del magazzino – Il camion non era frenato e improvvisamente si è mosso, schiacciandogli la testa tra la ribalta e il muro. Una morte bruttissima».
Dopo l’episodio, Si Cobas ha proclamato un’ora di fermo in tutto l’Interporto in solidarietà con la vittima.

«C’è la necessità di intervenire immediatamente sul tema della sicurezza sul lavoro – osserva Loreti – Se è vero che abbiamo avuto un sacco di morti di Covid, è altrettanto vero che ci sono un sacco di morti per le condizioni di lavoro». Il sindacalista aggiunge che la questione della sicurezza sul lavoro è sempre stata vissuta in modo contraddittorio dai lavoratori. «Spesso, messi alle strette tra la scelta della sicurezza e il pane hanno scelto il pane», osserva.

Il problema non riguarda solo il settore della logistica, ma anche la chimica e più in generale l’intero mondo del lavoro. «È una questione che non si può più rimandare – osserva Loreti – ed è per questo che oggi proclamiamo lo sciopero di un’ora, poi valuteremo come affrontare più seriamente questa questione».

ASCOLTA L’INTERVISTA A TIZIANO LORETI:

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