Il 40% dei principali istituti scolastici italiani è sprovvisto del servizio mensa. A rivelarlo è Save the Children, che nel rapporto ‘(Non) Tutti a Mensa’ evidenzia anche le differenze tra Nord e Sud e le criticità legate a tariffe, riduzioni ed esenzioni. Senza mensa il tempo pieno è scoraggiato e il diritto allo studio viene fortemente indebolito.

Nel 40% dei principali istituti scolastici italiani, la mensa non c’è. Il dato, secco ma eloquente, lo fornisce Save the Children, che oggi ha presentato il rapporto ‘(Non) Tutti a Mensa‘ in cui si analizzano condizioni e accesso alla refezione scolastica in Italia.
Le statistiche, come di consueto, vedono il meridione fortemente svantaggiato, con le scuole campane, pugliesi e siciliane in cui il servizio di mensa è assente nella metà dei casi. Meglio, ma non bene, se la passa il Nord, dove la refezione scolastica è assente in circa un terzo degli istituti. “Le regioni del Sud – commenta ai nostri microfoni Antonella Inverno, responsabile Policy and Law per Save the ChildrenSono poi le regioni che presentano il maggior tasso di dispersione scolastica. Avere un servizio mensa disponibile, vuol dire anche poter usufrire del tempo pieno”.

Il nesso tra un servizio mensa funzionante e l’accesso al diritto allo studio risulta quindi evidente nelle pagine del rapporto. Ma la possibilità di mangiare a scuola si rivela importante anche per le famiglie degli alunni e per il lavoro dei genitori. “Una mamma su tre di quelle che non usufriscono del servizio mensa – rivela infatti Inverno – Ha risposto che non avere la mensa vuol dire anche non poter andare a lavorare”.

Forti le criticità individuate anche sul fronte delle tariffe. “Ci sono forbici molto ampie”, spiega Inverno a proposito del costo dei pasti per le famiglie nei diversi territori. Come si legge nel rapporto, le “rette minime vanno dagli 0,35 euro al giorno di Salerno ai 5,5 di Bergamo”, mentre le tariffe massime “vanno dai 2,3 euro di Catania ai 7,7 euro di Ferrara”.
In molti casi, rivela Inverno, le tariffe presentano grandi disparità anche nello stesso contesto regionale: “Catania e Palermo, pur essendo nella stessa regione, non presentano un quadro simile rispetto alle tariffe”.

Stesso discorso per agevolazioni e ed esenzioni, che si presentano non omogenee e spesso slegate dal contesto economico territoriale. “I criteri di agevolazione e di esenzione delle rette – dice Inverno – Sono assolutamente diversificati sul territorio, e dalla nostra ricerca non appare un nesso rispetto al costo della vita, anzi la diversificazione sembra del tutto casuale“.
Nella maggior parte degli istituti, poi, il servizio è gestito da ditte esterne, caratteristica che secondo Save the Children comprometterebbe la qualità del servizio stesso e limiterebbe l’impiego di lavoratori del pubblico impiego.

Tra le note dolenti, l’organizzazione registra la sospensione del servizio mensa per gli alunni figli di genitori morosi. “Per noi – chiosa Inverno – È una prassi deprecabile. La morosità eventuale dei genitori può essere fatta rivalere solo nei confronti dei genitori. I bambini non dovrebbero soffrire di sentimenti di ghettizzazione o di discriminazione perchè i loro genitori non pagano la mensa scolastica. Diciamo poi che questo fenomeno è strettamente legato alla crisi economica in corso, per cui molte volte la morosità è incolpevole“.