“Meno male è lunedì” è un documentario forte sin dal titolo. La storia è quella di tredici detenuti cheentrano in un programma di lavoro all’interno dell’officina del carcere della Dozza. A formarli ci sono una decina di ex-operai in pensione, richiamati per trasmettere la loro conoscenza. La frontiera tra il fuori e il dentro si fa più indefinita.

Il carcere è luogo di istituzionalizzazione, di noia, di tempi dilatati e disperazione. In un contesto del genere, il lunedì, per quei pochi ammessi ai programmi di lavoro per i detenuti, vivono il lunedì come il più bello dei giorni, quello nel quale si ritrova, pur dietro le sbarre, uno spazio di libertà. Nasce da qui il titolo, dirompente nella sua semplicità del documentario di Filippo Vendemmiati, “Meno male è lunedì”.

La storia è quella di un rapporto, profondo e umano, che si crea tra tredici detenuti del carcere della Dozza, che incontrano nell’officina del penitenziario, quelli che diventeranno i loro tutor, una decina di ex-operai specializzati, in pensione, richiamati per trasmettere le loro conoscenze materiali. “I tutor -dice il regista Filippo Vendemmiati, ospite ai nostri microfoni insieme al direttore della fotografia, Stefano Massari– vivono quel posto, che è comunque all’interno del carcere, come una semplice officina. Senza dimenticare che si tratta di gente che ha sbagliato, istintivamente gli ex-operai comprendono l’importanza di insegnare un mestiere.”

Vendemmiati e Massari, promettono una proiezione per tutti i detenuti, essendo stato possibile portare solo tre dei tredici detenuti operai, al festival del film di Roma, dove il documentario è stato presentato.

Ma è un altro l’aspetto che preme sottolineare ai due. “Bisogna uscire dai pregiudicizi. Il carcere -dicono- è un luogo che appartiene alla città, dovrebbe essere aperto per far capire che dentro non ci sono detenuti, ma persone.”

In carcere -chiosano i due-si entra colpevoli, ma secondo la Costituzione, si dovrebbe uscire innocenti. Bisogna rendersi conto che queste persone non devono essere lasciate sole.”

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