Il pretesto del coronavirus aggiunge un dramma nel dramma generale nel Mediterraneo centrale. Sono tra le 1000 e le 1200 le persone migranti che negli ultimi giorni hanno tentato l’attraversata e le notizie di naufragi, dispersi e morti si moltiplicano, rese ancor più gravi dalla chiusura dei porti per decreto e dall’assenza dei pattugliamenti europei per cercare e soccorrere chi si trova alla deriva.
Ci siamo avvalsi di Mediterranea Saving Humans per fare una fotografia di quanto sta accadendo in questi giorni nel Mediterraneo centrale.

Mediterraneo: le partenze e il disinteresse europeo

Sono circa 1200 le persone partite a bordo di barconi solo nell’ultima settimana. “La finestra di bel tempo ha favorito le partenze”, sottolinea ai nostri microfoni Mario di Mediterranea.
Negli ultimi giorni sono quattro le imbarcazioni che hanno lanciato l’allarme, raccolto da Alarm Phone, la ong che segnala alle autorità europee le situazioni di difficoltà. Nessun Paese europeo, però, ha deciso di intervenire per prestare soccorso.
Due delle imbarcazioni sono riuscite a raggiungere autonomamente le coste della Sicilia, una è stata soccorsa da una ong basca e una risulta ancora dispersa. “Finalmente degli aerei maltesi hanno cominciato a sorvolare il Mediterrano alla ricerca dell’imbarcazione e hanno mandato un peschereccio portoghese”, racconta l’attivista.

Sono complessivamente oltre 400 i naufraghi soccorsi, mentre la Alan Kurdi ha a bordo ancora 149 persone salvate la settimana scorsa, ma nessun Paese ha autorizzato lo sbarco indicando un porto sicuro.
“Ciò avviene perché lo scorso 7 aprile l’Italia ha varato un decreto in cui afferma che fino al prossimo 31 luglio non accetterà più sbarchi delle ong straniere – sottolinea Mario – In questo modo viene strumentalizzata l’emergenza sanitaria, sostenendo che lo sbarco di persone che fuggono dalle torture e dalla morte potrebbero rappresentare un aggravio insostenibile per la sanità italiana”.

Eppure, sottolinea l’attivista, esiste un protocollo per gli stranieri che arrivano in Italia in aereo e Mediterranea chiede che venga stilato un analogo protocollo di misure di sicurezza e sanitarie che permetta ai migranti di sbarcare. “Ancora una volta si dimostra che il problema è rappresentato dalla provenienza e dal colore del passaporto delle persone – insiste l’attivista – Questa situazione ci riporta alla mente quanto accadeva un anno fa coi decreti dell’ex ministro degli Interni Matteo Salvini”.
Alla posizione italiana si aggiunge quella maltese e quella libica, entrambe nella stessa direzione: vengono chiusi i porti e le guardie costiere non effettuano più pattugliamenti.

Mediterranea ha scritto al Commissario per i Diritti Umani al Consiglio europeo per chiedere di annullare il decreto italiano. Al tempo stesso la Mare Jonio, la nave di Mediterranea è bloccata al porto di Licata, in lockdown dopo le misure che hanno fermato l’intero Paese. Gli attivisti, però, chiedono di poter tornare ad effettuare ricerca e soccorso, seguendo un apposito protocollo di sicurezza.

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