Una nuova raccolta fondi contro gli ostacoli economici posti dal Viminale. Mediterranea Saving Human reagisce alla guerra alle ong dichiarata da Salvini. Ai nostri microfoni Ada Talarico ricostruisce i recenti avvenimenti, sottolinea il ruolo della campagna per testimoniare quanto avviene in mare e punta il dito contro i lager libici voluti da Italia ed Europa.

Dopo il caso Sea-Watch durato settimane, la politica anti-ong del governo italiano si è ora rivolta ancora una volta contro Mediterranea. La campagna della società civile si trova al momento con due navi confiscate, diversi elementi dell’equipaggio sotto inchiesta e il rischio di una multa di quasi 66.000 euro. È notizia recente, inoltre, l’emendamento al dl sicurezza bis che è stato depositato alla camera dalla Lega, a prima firma Igor Iezzi, nel quale si prevede la possibilità di alzare le multe ai danni delle navi che non rispettano i divieti introdotti dal decreto sicurezza bis. Le sanzioni ammonterebbero a somme tra i 150 mila euro a un milione, rispetto alle cifre attualmente previste dallo stesso decreto, che vanno attualmente tra i 10 e i 50 mila euro.

Radio Città Fujiko ne ha parlato con Ada Talarico, attivista di Mediterranea. “È l’ennesimo atto di una guerra che questo governo ha dichiarato ai migranti – ha detto commentando la notizia – alle ong e alle esperienze di umanità e solidarietà che insistono nel provare a rispondere alla barbarie del razzismo imperante e delle retoriche che si fondano sulla paura”. “Forse siamo scomodi perché proviamo a rimettere ordine in una serie di narrazioni tossiche che vengono fatte sulla pelle di tutti” ha continuato Talarico, che ha definito “atto paradossale, che sembra quasi una vendetta privata nei nostri confronti” la decisione di stabilire una sanzione di quasi 66.000 euro nei confronti del veliero Alex. Anche per questo l’ong ha attivato sul suo sito una nuova raccolta fondi, che serviranno anche per “permetterci di tornare in mare. C’è bisogno di tornare per non lasciare senza testimoni i crimini che avvengono nel Mediterraneo”.

Con Ada abbiamo parlato anche della situazione dei migranti richiusi nei centri di detenzione in Libia. Rispetto alla possibilità di chiamarli ‘campi di concentramento’ la portavoce ha sostenuto che: “Il paragone è quasi d’obbligo. Nell’ultimo salvataggio tutte le persone venivano da lì e avevano numeri di riconoscimento sui vestiti. La mente inevitabilmente scorre a immagini tristemente note”. “C’è bisogno di chiudere quei centri – ha continuato Talarico – e tutto il circuito criminale in Libia, che il nostro governo sta continuando a sostenere, anche economicamente”.

Sara Spimpolo

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ADA TALARICO:

Articolo precedentePremio Maccio Capatonda 2011, cinema alla radio
Articolo successivoNon c’è pace per i centri sociali: ora rischia Vag61