Lo stanno chiedendo da giorni sia gli esponenti del M5S, sia quelli del Pd: lo Stato risolva la questione delle lavoratrici e dei lavoratori di Medicina che, durante il periodo in cui nel Comune è stata decretata la zona rossa, non hanno avuto le coperture previdenziali e o sono stati costretti a consumare le proprie ferie o non hanno percepito la retribuzione.
Ieri, però, la Camera ha stralciato un emendamento del Pd per risolvere la questione dal Decreto Rilancio.

Medicina: la questione irrisolta dei lavoratori nella zona rossa

Tutto è cominciato quando, in seguito ad un focolaio di Covid-19 scovato in una bocciofila, la Regione ha decretato la zona rossa per il Comune di Medicina. Nel Comune della Bassa bolognese non si poteva entrare e i residenti non potevano uscire dai confini comunali, nemmeno per recarsi al lavoro.
“Le aziende che hanno chiuso – racconta ai nostri microfoni Giacomo Stagni della segreteria della Cgil di Bologna – hanno messo in cassa integrazione i propri dipendenti, ma i lavoratori le cui aziende sono rimaste aperte o non hanno percepito la retribuzioni o si sono visti decurtare le ferie dal loro monte ore”.

L’impossibilità di non andare al lavoro, però, non è stata una scelta di lavoratrici e lavoratori. Per questo motivo è stato chiesto all’Inps di fornire una copertura speciale come se quelle persone si trovassero in malattia.
L’istituto previdenziale, però, ha passato la palla al governo, sostenendo che dovesse approvare un atto che legittimasse l’istituto stesso a procedere con la copertura straordinaria.
“L’Inps ha agito in modo corretto – sostiene Stagni – dal momento che la malattia viene riconosciuta sulla base di un certificato medico, ma i medici non fanno certificati se non si è malati. Quei lavoratori non erano malati, ma non potevano uscire dal Comune e l’Inps procede sulla base delle leggi vigenti”.

La soluzione, dunque, poteva passare solamente attraverso un provvedimento legislativo, ma qui si sono presentati gli intoppi. M5S e Pd hanno fatto pressioni sulla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, affinché la questione venisse risolta.
Alcuni esponenti dem hanno inoltre presentato un emendamento al Decreto Rilancio, in approvazione con voto di fiducia, ma la modifica che avrebbe risolto la questione è stata stralciata a causa del mancato via libera del Ministero dell’Economia e della Finanza.

Quanto è accaduto è inaccettabile – sostiene la Cgil in una nota – Gli effetti di quelle decisioni di carattere sanitario non possono ricadere sulle spalle di lavoratrici e lavoratori che da quattro mesi non ricevono quanto loro spetta.
Chiediamo dunque a Governo e Parlamento di fermarsi e rimediare a questo gravissimo errore senza perdere altro tempo”.
Un nuovo tentativo per evitare una clamorosa beffa ai lavoratori di Medicina verrà fatto a fine luglio, quando in Parlamento arriverà il decreto sugli ammortizzatori sociali. E in quella occasione, questa almeno la speranza dei dem bolognesi, lo stesso Mef potrebbe dare il via libera.

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