La collettiva Käthe, giovane collettivo fluido e ibrido, ha realizzato un fumetto che tratta l’importante e delicato tema del diritto alla salute e delle disuguaglianze sociali ad esso connesso.

Un fumetto per far sentire la propria voce sul diritto alla salute

La collettiva Käthe nasce nel 2020, in piena pandemia, e riunisce un gruppo di ragazze,
che avevano voglia di farsi conoscere e investire il loro tempo durante il lockdown, realizzando un fumetto che tratta il tema del diritto alla salute dal titolo Materia Viva.
Come racconta Martina ai nostri microfoni, il progetto nasce dall’esigenza di raccontare e trattare temi a loro cari, come il concetto di salute, e dalla volontà di diffonderlo in modo divulgativo, che ha portato alla creazione del relativo sito e pagine Facebook e Instagram, canali da cui è possibile leggere il fumetto.

Materia Viva è un fumetto che rappresenta il primo progetto della collettiva, in cui si cerca di raccontare la loro visione di salute, maturata in vari contesti, magari lavorativi e accademici.
L’idea è che l’ambiente in cui viviamo, le reti sociali su cui intessiamo i nostri rapporti, il nostro reddito, l’istruzione che riceviamo, le esperienze che viviamo, lasciano dei segni e delle tracce sui nostri corpi e tutti questi fatti, inevitabilmente, producono differenze strutturali da un punto di vista della salute e dei servizi a cui è possibile accedere.

Questa disuguaglianza sanitaria, riconducibile quindi a una ineguale distribuzione delle risorse, sarebbe evitabile e ingiusta, in quanto come grida forte la collettiva Käthe nessuno dovrebbe ammalarsi a causa del suo status economico e sociale. Dunque la salute come una questione di giustizia sociale, su cui bisognerebbe concentrare interventi, non solo sanitari, ma anche sociali.

In Italia la salute è considerata un diritto, dall’articolo 32 della nostra Costituzione e la legge del 23 dicembre 1978, n.833, prevede che il sistema sanitario nazionale provveda a promuovere, mantenere e recuperare la salute di tutta la popolazione italiana.
In realtà poi, chi vive in condizioni di maggior povertà ed emarginazione, ha più difficoltà ad accedere a servizi sanitari di qualità, e questa situazione di disuguaglianza è stata particolarmente messa in evidenza dalla pandemia, che ha messo più a rischio la salute di chi vive in posizioni più svantaggiate.

Parlare di diritto alla salute significa quindi fare riferimento al diritto ad una assistenza pubblica e di qualità, libera da violenza e discriminazione, accesso a una abitazione adeguata, ad alimentarsi in modo sano, a una istruzione valida e a condizioni di lavoro sicure; ma anche il diritto a sviluppare le proprie aspirazioni e ad avere controllo della propria salute, e quindi diritto a partecipare.
E così l’idea che il collettivo vuole veicolare è che una maggiore partecipazione, e dunque un maggiore empowerment, porterà a un maggior potere e a una salute più estesa e garantita: l’auspicio è che si costruisca una comunità che metta in circolo risorse e che voglia contrastare le disuguaglianze sociali.

Chiara Moffa

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARTINA DELLA COLLETTIVA KÄTHE:

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