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Nella città che sarà capitale europea della cultura, importanti istituti culturali stanno chiudendo i battenti o vivono grosse difficoltà. I fondi necessari non sono arrivati e la politica sembra assopita. In compenso si approvano progetti per grandi opere infrastrutturali. Per la Città dei Sassi c’è un rischio gentrificazione e un modello Expo?

L’elenco è piuttosto lungo: l’importantissima biblioteca “Tommaso Stigliani” non ha fondi per acquistare libri e per pagare il riscaldamento; la Casa di Ortega, polo museale della Fondazione Zetema, inaugurato più di un anno fa, apre a discrezione; il Cineteatro Duni ha chiuso a maggio, poi ha garantito una rassegna, ma senza servizi per le strutture, come pulizie e riscaldamento; a pochi chilometri dalla città crepano La Martella e Venusio, borghi rurali che urbanisti e architetti da mezzo mondo furono interpellati a creare.
È quanto sta accadendo a Matera, città che del 2019 sarà Capitale europea della Cultura.

Anche se mancano tre anni all’appuntamento, cresce la preoccupazione per come la Città dei Sassi affronterà la sfida che l’attende e che, negli auspici dei promotori, dovrebbe rendere la città lucana una meta internazionale del turismo culturale.
Al momento, però, quello che sta accadendo fa pensare che la Fondazione Matera 2019, presieduta dal sindaco Raffaello De Ruggeri, stia lavorando più sul versante del marketing, in pieno stile Expo, che ad una reale riqualificazione culturale cittadina, che valorizzi la storia e le tradizioni secolari del luogo.
“Il problema è proprio che spesso si pensa ad associare la cultura al turismo – spiega ai nostri microfoni Andrea Santantonio, operatore culturale di Matera – e il rischio è che si badi più al contenitore che al contenuto”.
In questo senso si registrano già i primi segnali di gentrificazione: prezzi delle strutture ricettive che lievitano e vecchie botteghe che lasciano il posto a locali più in.

Nel dossier approvato dell’Unione europea sono 52 i milioni di euro da destinare alla realizzazione della programmazione culturale, mentre le spese in conto capitale per gli interventi sulla città e sull’area circostante, secondo alcune fonti, ammontano a circa 650 milioni. Per questi ultimi, i capitoli riguardano le infrastrutture, i trasporti, la rigenerazione urbana, l’energia, l’agenda digitale ed altri interventi.
Dei 52 milioni destinati alla cultura in senso stretto, però, solo il 3% (pari a circa 1,5 milioni di euro) dovrebbe provenire dall’Europa, mentre il 70% sarà garantito dal Comune di Matera, dalla Regione Basilicata e dal Ministero.
“Con tutte le cifre che si sono fatte si potrebbe giocare al lotto – ironizza Santantonio – Ma il fatto è che ancora non si è visto nulla”.

I fondi per le infrastrutture, invece, serviranno soprattutto per realizzare grandi opere, già finanziate o in corso di finanziamento: oltre a una metropolitana leggera per la città, le quattro opere principali dovrebbero essere il collegamento autostradale Gioia del Colle-Pollino, il bypass viario Matera-Taranto, il potenziamento della Bradanica e il miglioramento del collegamento ferroviario tra Bari e Matera.
Invece di pensare alla realizzazione di nuove strade ed autostrade – osserva l’operatore culturale – si dovrebbero rafforzare i servizi ferroviari che già esistono. Inoltre abbiamo raccontato questa città come un luogo dove è possibile uno stile di vita diverso, lento e riflessivo, non vedo perché quando si parla di trasporti, invece, si debba raggiungere qualunque posto in pochissimo tempo”.

In città, inoltre, continuano le polemiche per l’accordo con la Rai siglato il 15 dicembre scorso e che prevede lo svolgimento delle dirette telivisive di ogni San Silvestro da una piazza cittadina.
Ben più delle polemiche sulla bestemmia mandata in onda durante la festa con Amadeus, infatti, pesano i 130mila euro spesi solo per le camere d’albergo dello staff e i 460mila euro – iva esclusa – pattuiti da qui al 2019.
Per fare spazio al palco dell’evento, raccontano i cittadini materani, è stata modificata la piazza stessa, rimuovendo una fontana e inserendo cancelletti per limitare l’accesso.

Per presentarsi all’appuntamento nel modo migliore e rendere un Matera un modello europeo esportabile, dunque, cosa servirebbe? “Servirebbe che la politica si svegliasse – sostiene Santantonio – perché al momento è completamente inattiva”.