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Ieri la conferma da parte di Camera e Senato: mai più vitalizi a chi si è sporcato le mani con la mafia. Nessun deputato con condanne superiori a due anni per reati di mafia, corruzione terrorismo e contro la pubblica amministrazione percepirà un vitalizio. Una decisione storica accolta positivamente anche da Libera che un anno fa aveva chiesto, tramite una petizione, la fine di questa incongruenza all’italiana.

Ieri Camera e Senato, dopo una lunga discussione, alla fine ce l’hanno fatta: non verranno più erogati vitalizi ai deputati e senatori con condanne superiori a due anni per reati di mafia,corruzione terrorismo e contro la pubblica amministrazione. Mentre per i reati minori non verrà concesso a chi è stato condannato ad una pena di minimo sei anni di reclusione, purché scontati almeno due. Una decisione storica per la storia della Repubblica italiana, accolta positivamente da alcuni, e criticata da altri perché forse si poteva fare di più.

“Ma resta un dato di fatto: fino a ieri senatori e deputati condannati in via definitiva per gravi reati, come mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali continuavano a ricevere il loro bel vitalizio. Da oggi, invece, non succederà più. Certo, alcuni di loro non lo perderanno, ma l’alternativa sarebbe stata il nulla” spiega Enrico Fontana, direttore nazionale di Libera, che più di un anno fa assieme a Riparte il Futuro, Gruppo Abele e Change.org, aveva lanciato una campagna per chiedere l’abolizione dei vitalizi a tutti coloro immischiati, in qualche modo, nella mafia. Una petizione che con le sue più di 500 mila firme aveva attirato l’attenzione dei media e dei due presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso. Oggi tra gli artefici, assieme a tutti i cittadini firmatari, di questa decisione storica che poteva, però, concludersi diversamente.

“Certo si poteva lasciare il diritto di abuso d’uffico o non concedere il vitalizio in caso di riabilitazione del condannato, ma se ieri i due presidenti non avessero approvato le delibere predisposte, oggi parleremo di riforma tradita” continua Fontana che spiega come di fatto l’obiettivo della petizione sia stato raggiunto proprio proprio perché “quando si fanno le leggi non si colpiscono le persone ma si affermano i principi“. E con questa frase il presidente sottolinea un aspetto di questa decisione, fortemente criticato anche dal Movimento Cinque stelle: il vitalizio infatti non verrò tolto a tutti, alcuni deputati condannati lo conserveranno in barba al’articolo 54 della Costituzione che prevede che ogni mandato istituziona vada assolto con disciplina e onore.

“Mi sembra comunque un piccolo passo avanti per ricominciare: cambiare la cultura politica nel nostro paese significa anche cambiare la cultura dei cittadini. Per questo ci vuole tempo, ma tutto l’appoggio dato dalla comunità alla nostra petizione, forse ci dice che ciò sta lentamente accadendo” conclude Fontana.