L’azienda concede un’ora di assemblea alla Fiom dopo il braccio di ferro. Annunciata la cassa integrazione per 570 lavoratori a causa del crollo del mercato dell’auto.

 

Dopo un tira e molla durato 10 mesi, la Fiom di Bologna torna ad incontrare i lavoratori della Magneti Marelli. La vicenda, nata in seguito all’accordo separato firmato da Fiat, Cisl, Uil, ma senza la Fiom, era approdata in tribunale. Il giudice aveva dato ragione ai metalmeccanici della Cgil, sostenendo che la rappresentanza è garantita anche se un sindacato non firma un accordo.
Le scaramucce, però, sono continuate. Dopo la sconfitta legale, l’azienda aveva impedito alla Fiom di svolgere assemblee sindacali con il pretesto che tutte le ore disponibili erano già state prenotate e calendarizzate dalle altre organizzazioni sindacali.

Ieri l’epilogo della vicenda, con la Fiom che ha potuto incontrare i lavoratori.
L’assemblea, però, ha avuto all’ordine del giorno un tema non proprio felice: la cassa integrazione per 570 lavoratori, che durerà per un giorno a settimana fino alla fine dell’anno.
La proprietà ha motivato la scelta con la crisi del settore automobilistico, che in tutta Europa è crollato del 20%.
“Le prospettive non sono rosee. – spiega Massimo Monesi, delegato Fiom – Le previsioni per il 2013 non indicano una ripresa sostanziale del mercato”.

Nonostante questo l’assemblea è stata molto partecipata. “Si vedeva chiaramente la voglia di partecipare dei lavoratori – racconta Monesi – Hanno preso parte all’assemblea anche impiegati ed ingegneri che non si vedono quasi mai”.