L’inchiesta che sta sconvolgendo la Capitale ha già prodotto gravi effetti collaterali: tra queste lo stop al Piano per contrastare l’emergenza freddo, il cui avvio era in programma l’8 dicembre. L’allarme di Alessandro Radicchi, presidente di Onds, l’osservatorio sul disagio nelle stazioni.

Facevano affari sulla pelle dei più deboli, immigrati e persone in difficoltà. E sempre sui più deboli si fanno sentire le prime ripercussioni dell’inchiesta Mafia Capitale, che ha portato alla luce gli illeciti intrecci tra politica, criminalità organizzata e cooperative. Il Piano per l’emergenza freddo a Roma, che doveva partire l’8 dicembre, non ha ancora visto la luce, proprio a causa delle indagini e dei controlli che la magistratura sta portando avanti. E così i senza tetto e gli emarginati che non hanno un posto dove dormire dovranno aspettare, mentre a causa del freddo una persona ha perso la vita due giorni fa.

A lanciare l’allarme è Alessandro Radicchi, presidente di Onds (l’osservatorio sul disagio nelle stazioni) e responsabile dell’Help Center della stazione Termini di Roma. “Quest’anno era stata fatta un importante azione di programmazione per il Piano freddo e già da ottobre le organizzazioni erano pronte per aprire dal 15 novembre. Si era stabilito poi di partire l’8 dicembre, cosa che non è avvenuta a causa di blocchi amministrativi per le indagini in corso che stanno fermando anche i servizi primari”. “Chiediamo che ci siano controlli puntuali su tutte le organizzazioni – sottolinea Radicchi – ma ci auguriamo che riprenda al più presto la macchina sociale prima che muoia qualcun altro”. Il riferimento è a una persona morta in strada nei giorni scorsi per il freddo, a Ostiense: “Ci siamo tutti domandati se con il Piano freddo si sarebbe potuta evitare questa morte – spiega Radicchi – chiaramente non vogliamo speculare su questa cosa, ma rendere un’evidenza”.

Al momento è tutto bloccato, e si dovrà attendere che arrivi dall’Amministrazione la lettera di partenza. “Io mi auguro che si sblocchi a breve, ma viste le dimissioni dell’assessore sono un po’ preoccupato. A farne le spese purtoppo sono sempre gli ultimi – sottolinea Radicchi – perché stiamo parlando di diritti fondamentali. C’è chi ha capito che nel sociale c’è da guadagnarci e questo è l’atteggiamento peggiore riguardo a un settore che ha già pochissime risorse”.