Dopo essere diventato un caso nazionale, ora l’orso M49, chiamato anche “Papillon”, assurge a mito, al punto che lo stesso ministro dell’Ambiente Sergio Costa tifa apertamente per lui.
Tra i meriti del plantigrado, oltre all’esempio di tenacia e libertà, troviamo anche la capacità di mettere in imbarazzo e ridicolizzare l’Amministrazione leghista della Provincia Autonoma di Trento e la cultura delle armi da fuoco che il partito di Matteo Salvini ha sostenuto e coccolato più volte.
Scorribande, due fughe seguite ad altrettante catture e la liberazione dal radiocollare sono, in sintesi, le gesta eroiche compiute da M49 tra i boschi trentini. Una storia che merita di essere raccontata nel dettaglio.

M49: storia di un orso ribelle

È nell’estate del 2019 che M49, un giovane e vigoroso orso maschio, diventa un caso nazionale. La sigla che porta per nome deriva dalla classificazione che i forestali usano nel censimento degli animali selvatici, ma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa lo ribattezza “Papillon”. Il riferimento è a un film del 1973 dove Steve McQueen interpreta un detenuto che tenta l’evasione da un inespugnabile carcere di massima sicurezza.
M49 fa parlare di sé perché compie alcune scorribande. Attacca qualche gregge per nutrirsi e si presenta in baite e casolari sempre alla ricerca di cibo. In un servizio di una tv locale un giornalista digiuno di etologia afferma che l’orso “sembra uccidere solo per dimostrare la sua forza”. Un’antropomorfizzazione che ignora completamente il comportamento dei predatori – lupi inclusi – durante gli attacchi, quando eccitati dal sangue uccidono più prede rispetto a quelle effettivamente necessarie a sfamarsi.

Con le sue azioni, dunque, l’orso inizia ad inimicarsi gli allevatori e i pastori della zona. In un caso si avvicina ad un gregge che sta pascolando e il pastore gli spara con una carabina: è l’avvio ufficiale della caccia ad M49.
Oltre alle greggi, l’animale non disdegna il cibo già pronto. Così si avvicina spesso alle abitazioni e, secondo alcuni resoconti giornalistici, diventa l’orso che “abbatte porte e rompe finestre” per procurarsi il cibo. Dopo essere stato catturato (e fra poco ne sapremo di più) e dotato di radiocollare, M49 è stato protagonista di 16 tentativi di intrusione in abitazioni in soli tre mesi.
Il plantigrado, però, non ha mai rappresentato un vero e proprio pericolo per l’uomo, perché non si è reso protagonista di aggressioni ad umani. Ed è qui che sta, per il momento, la sua forza: le autorità leghiste che amministrano il territorio fanno fatica a ordinare un abbattimento.

Le catture e le fughe

La prima volta che M49 viene catturato è nel luglio del 2019. L’orso viene sedato e rinchiuso in un centro faunistico, il Casteller, dove i forestali pensano di poterlo tenere sotto controllo.
La sua reclusione, però, dura appena poche ore perché il 15 luglio 2019 M49 scala una barriera di 4 metri e supera tre recinti elettrificati dandosi alla fuga.
La notizia è uno smacco per le Province di Bolzano e Trento. Entrambe emettono ordinanze per la cattura dell’animale che, vista l’epopea di cui si è reso protagonista, assomiglieranno a delle taglie.
Il tre marzo del 2020 l’orso fa parlare di sé per aver distrutto alcune arnie: come da stereotipo, è ghiotto di miele e se lo è procurato in autonomia.

I forestali cercano in tutti i modi di catturarlo, disseminando trappole qua e là. Per molte settimane, però, M49 riesce a non cadere nel tranello. Cosa che invece succede il 29 aprile 2020.
Riportato a Casteller, questa volta le autorità contano di non farselo scappare. Hanno rinforzato le recinzioni, apportando accorgimenti dopo la precedente fuga e installato videocamere. L’orso, però, è ancora una volta più furbo degli umani: individua una zona in cui non arrivano le videocamere, piega dei tondini di ferro e si dà nuovamente alla fuga: è il 27 luglio 2020, la sua detenzione è durata appena tre mesi.

Questa seconda evasione fa rotolare una testa. È quella di Romano Masè, dirigente generale del Dipartimento Foreste e Agricoltura della Provincia Autonoma di Trento e responsabile del Corpo Forestale, che rassegna le dimissioni.
Il presidente leghista della Provincia, Maurizio Fugatti, non nasconde sconcerto e imbarazzo. Vorrebbe far sparare ad M49, ma intanto deve riuscire a prenderlo. Nel frattempo, un altro orso fa parlare di sé. Questa volta è una femmina, JJ4, mamma di tre cuccioli, che si rende protagonista di un’aggressione a due escursionisti, padre e figlio, che restano lievemente feriti. Fugatti questa volta pensa di avere il fucile dalla parte del manico, ma le cose gli vanno male. Da un lato i due escursionisti si rivelano essere due cacciatori e la dinamica dell’aggressione risulta poco chiara. Dall’altro il ministro Costa fa ricorso al Tar contro l’ordinanza provinciale che ordina l’abbattimento. Il tribunale amministrativo gli dà ragione e il leghista deve riporre l’arma nella fondina.

Ieri, infine, l’ennesima notizia: M49 è riuscito a togliersi il radiocollare e a far perdere le proprie tracce. Le autorità potranno cercare di capirne gli spostamenti solo attraverso tracce biologiche, senza il supporto della tecnologia. Per la terza volta, dunque, l’orso si è fatto beffa dell’uomo e ha riconquistato un pezzo di libertà che gli è stato tolto.
Le gesta dell’animale sembrano esaltare sempre più persone che lo celebrano apertamente sui proprio profili social. Anche il ministro Costa, ormai, tifa apertamente per l’orso, definendolo “una leggenda”.