Una lucida e articolata analisi della situazione che l’Italia e il mondo stanno affrontando a causa della pandemia da coronavirus. Lo storico Luca Alessandrini riflette ai nostri microfoni sui ritardi e l’impreparazione con cui abbiamo affrontato il problema, sui pericoli che accompagnano questa crisi e i suoi esiti, sulla disperazione sociale e sull’abbandono degli insegnamenti della storia.

Democrazia antifascista verso la fine?

Il punto centrale della riflessione di Alessandrini è attorno alla democrazia nata dopo la Seconda Guerra mondiale, la democrazia antifascista. A differenza di quella liberale, la democrazia antifascista teneva assieme i diritti formali e quelli sociali e sostanziali delle persone.
Il suo smantellamento non è però iniziato con l’epidemia in corso: al contrario, la crisi sanitaria si è innestata su una situazione che era già di difficoltà e il rischio che si corre attualmente è quello che lo storico definisce “una abitudine alla superfluità della democrazia”.

I nodi del welfare considerato come carità e non come diritto, il lavoro precario, la sanità assoggettata a criteri aziendalistici del neoliberismo, la disperazione sociale manifestatasi nelle carceri e che ha generato reazioni di indifferenza tipiche della fine della civiltà, il mito della ricostruzione post-bellica e del boom economico come se fossero stati privi di conflitto sociale, licenziamenti e sfruttamento: sono tanti gli elementi che Alessandrini passa in rassegna e mette insieme in una riflessione complessiva, che vi proponiamo per l’ascolto.

L’irresponsabilità nella complessità e l’assenza di strategie:

Il rischio della definitiva fine della democrazia antifascista:

La disperazione sociale e l’abbandono della storia: