Quest’anno l’8 marzo sarà una domenica. Ciò che poteva costituire un impedimento e un ostacolo allo sciopero femminista, giunto ormai alla quarta edizione, sarà invece l’occasione per raddoppiare i momenti di lotta e rivendicazione.
Non Una di Meno ha infatti lanciato una doppia giornata di lotta: l’8 marzo sarà una giornata di mobilitazione globale, da sottrarre all’istituzionale e rituale celebrazione, gonfia di mimose, mentre il 9 è stato chiamato uno sciopero generale.

Sciopero transfemminista: cos’è lavoro?

La coincidenza di calendario ha favorito anche un importante dibattito politico all’interno del movimento su cosa esattamente si intende per lavoro. Non Una di Meno vuole porre particolare attenzione, nella protesta, sul lavoro, non necessariamente retribuito, svolto quotidianamente da milioni di donne come quello di cura, domestico o riproduttivo. Un lavoro che non conosce cartellini, ma che permette di reggere la struttura patriarcale della società.
“Lo sciopero femminista non vuole essere praticato come strumento di negoziazione per questioni contrattuali – osserva ai nostri microfoni Paola Rudan di Non Una di Meno Bologna – bensì come miccia che faccia esplodere una battaglia politica globale, a partire dal conflitto nei luoghi di lavoro”.

Tra le proposte programmatiche elaborate dal movimento, già ai tempi del “piano antiviolenza” elaborato collegialmente, c’è il reddito di autodeterminazione. Uno strumento che è stato raccolto e proposto alle candidate e ai candidati delle recenti regionali dal Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia Romagna e che potrebbe essere utile alle donne per sottrarsi da situazioni di violenza e costruire una propria autonomia economica.
Il movimento, nella lettera aperta alle organizzazioni sindacali, invitate ad aderire allo sciopero propone del resto “un welfare inclusivo e universale senza discriminazioni in base allo status, al genere, al reddito o alla morale dominante”.

Reddito di Autodeterminazione
Immagine dal sito di Non Una di Meno

La rivolta globale al patriarcato

Il lavoro non è ovviamente l’unico tema della protesta, che comprende il femminicidio, in costante aumento, il razzismo e la violenza istituzionale, mediatica e giuridica.
Lo sciopero femminista e transfemminista è una rivolta globale”, sottolinea Non Una di Meno, che promuove una connessione con le diverse realtà mondiali, come le donne curde e il loro esperimento di una società femminista, o l’India, l’America Latina e l’Africa, in forte fermento politico.

Una dimensione che non è evidentemente chiara a tutte le organizzazioni sindacali, dal momento che, nelle precedenti edizioni, non tutte le sigle hanno dato la propria copertura sindacale. Non Una di Meno, però, ci riprova e torna a chiedere un impegno di tutte e tutti in questo senso.
Intanto, per le 16.00 di domenica 2 febbraio a Vag61, è prevista un’assemblea pubblica per organizzare insieme lo sciopero.

Gabriele Bianchi

ASCOLTA L’INTERVISTA A PAOLA RUDAN: