Oggi, 5 novembre, è il giorno dello sciopero nazionale dei metalmeccanici. Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil incrociano le braccia dopo la rottura del tavolo delle trattative, avvenuta il 7 ottobre scorso, in particolare a causa del rifiuto di Federmeccanica di affrontare il nodo centrale del salario.
“Il contratto è scaduto nel dicembre dell’anno scorso – spiega ai nostri microfoni Michele Bulgarelli, segretario della Fiom di Bologna – e il 5 novembre è proprio il giorno in cui l’anno scorso era iniziata la trattativa per il rinnovo”.

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A Bologna i sindacati dei metalmeccanici hanno organizzato la giornata in modo diffuso, con presìdi davanti ai cancelli delle fabbriche, in modo da convincere anche i colleghi che non intendevano scioperare a farlo. L’idea è stata di ispirazione anche nel resto dell’Emilia Romagna, che ha seguito questa modalità organizzativa. Tra Bologna e provincia, quindi, operai ed operaie stanno dando vita a una ventina di picchetti. Dalla Ducati di Borgo Panigale all’Ima di Ozzano, dalla 3F di Pianoro alla Caterpillar di Minerbio, dalla Bonfiglioli di Calderara alla Fini Compressori di Zola Predosa, dalla Lamborghini di Sant’Agata Bolognese alla Philips Saeco di Gaggio Montano, fino alla Samp di Bentivoglio: i metalmeccanici sono collegati in una diretta Facebook, dalla quale svolgono gli interventi.

Sciopero metalmeccanici, a Bologna sta funzionando

“Siamo molto soddisfatti di come sta andando lo sciopero a Bologna – osserva Bulgarelli – Qui alla Ducati hanno aderito il 95% delle persone e le poche entrate non riescono ad accendere le linee, che quindi sono ferme”.
In queste ore Federmeccanica ha ribadito l’argomentazione secondo la quale non vorrebbe aumentare gli stipendi a causa della crisi economica scaturita dall’emergenza Covid. “Non è che prima del Covid volessero aumentarli – sottolinea il segretario della Fiom – e molte aziende metalmeccaniche hanno usufruito della cassa integrazione Covid”.

Oltre al salario, uno degli altri punti della piattaforma di Fiom, Fim e Uilm concerne l’innovazione. “Vogliamo collegare gli investimenti della cosiddetta industria 4.0, che attengono all’automazione e al digitale, con la riduzione dell’orario di lavoro – spiega Bulgarelli – intesa sia come formazione durante l’orario di lavoro, ma anche il lavorare meno e lavorare tutti, lavorare meglio, e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.
Per i sindacati, inoltre, le relazioni sindacali potrebbero fare un balzo in avanti, consentendo ai lavoratori, attraverso i loro rappresentanti, di poter discutere su quali prodotti sviluppare per una società ecosostebibile, visto che uno dei temi centrali rimane la crisi climatica.

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