La situazione in Libia sta coinvolgendo sempre più attori internazionali, trasformando la guerra civile da un conflitto per procura regionale ad una contesa internazionale.
Questa mattina il responsabile della diplomazia dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha parlato apertamente di ingerenze da parte di Russia e Turchia nella situazione libica.
“Le cose ci sfuggono in Libia – ha affermato l’Alto rappresentante Ue nel corso del dibattito all’Eurocamera – La Turchia e la Russia hanno cambiato l’equilibrio nell’area orientale del Mediterraneo, impegnandosi militarmente con armi e mercenari”.

Libia: che partita si gioca nel Paese

A disegnare un quadro della situazione ai nostri microfoni è Nancy Porsia, giornalista esperta di Libia. “Dalla guerra civile iniziata nel 2014 – racconta la giornalista – Haftar è stato sostenuto da Egitto, Emirati Arabi e Giordania. La stessa Francia gli ha dato supporto attraverso missioni di spionaggio e forze speciali sul campo, mentre contemporaneamente sedeva al tavolo dei negoziati per il dialogo nazionale”.
L’altra parte della contesa è quella che fa riferimento a Tripoli e al premier, riconosciuto dalla comunità internazionale e dalla Turchia, Al Serraj.

Gli equilibri, spiega la giornalista, hanno iniziato a cambiare a settembre scorso, quando la Russia è entrata in Libia attraverso dei contractors privati, che le hanno dato la possibilità di non assumersi responsabilità statuali, ma di iniziare a giocare una partita. “In particolare con l’arrivo della Russia sono arrivate anche tecnologie antiaeree che hanno portato all’abbattimento di un drone italiano e di uno americano”.
È in questo momento che lo scenario libico si è trasformato da una guerra per procura regionale in una guerra per procura internazionale.

“Il sostegno di Mosca ad Haftar è arrivato come un messaggio alla Turchia, che fin dal novembre scorso aveva stretto accordi con Tripoli per i diritti di esplorazione petrolifera”, sottolinea Porsia. In questo modo si spiega la richiesta di Tripoli per un impegno militare turco sul campo libico.
La notizia ha risvegliato la dormiente Europa, Italia in primis, che ha deciso di tornare a lavorare sul dossier libico e che, nelle ultime settimane, ha condotto incontri con i presidenti di Russia, Turchia, Algeria e Tunisia per definire un nuovo assetto della regione.

Le due forze sul campo

Al Serraj e Haftar, le due forze che continuano a misurarsi sul campo, hanno dunque alle spalle i rispettivi sostenitori internazionali.
Il primo, in particolare, fin da subito si è speso per arrivare ad una soluzione diplomatica del conflitto, mentre il secondo ha sempre puntato alla soluzione militare, forte anche dell’appoggio del presidente egiziano Al Sisi, che vuole fare della Libia una succursale economica dell’Egitto.
“Che Haftar non firmasse la tregua era prevedibile – conclude Porsia – Quello che non è dato di sapere è se si tratti di una pantomima, mentre esistono già accordi con la Russia”.

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