In Italia, ma anche a Bologna, città considerata lgbtq friendly, non mancano le discriminazioni e le aggressioni nei confronti delle persone omosessuali, lesbiche, transessuali o non binarie. È quanto si evince dai dati del monitoraggio dello sportello contro le discriminazioni del Cassero, che ad appena quattro mesi dalla sua apertura ha registrato ben 57 denunce, una ogni due giorni.
Del tema si parlerà questo pomeriggio, alle 18.30, all’interno del Festival “La violenza illustrata” in un incontro intitolato “I dati reali della violenza contro le persone Lgbtq+”.

Discriminazioni e aggressioni alle persone Lgbtq: i dati

In quattro mesi di attività, 57 persone si sono rivolte allo sportello anti-discriminazione del Cassero di Bologna: la metà sono uomini, il 29% persone trans e non binarie, e il 19,3% donne. Tra queste compare anche una consigliera del direttivo del Cassero, Giosy Varchetta, persona trans non binaria e disabile, che ha subito un’aggressione nella notte del 17 luglio, appena prima che aprisse lo sportello, e l’ha utilizzato per fare denuncia.
«Io sono stata molestata – racconta Varchetta – perché un uomo cisgenere ha pensato di poter abusare del mio corpo senza il mio consenso. Sono sicura che sia successo perché sono una persona trans non binaria e disabile».

Una volta subita la violenza, non è andata meglio nel luogo in cui sporgere denuncia. «Le cinque ore e 40 che ho trascorso in Questura – ricostruisce la consigliera – sono state difficili. Se non fosse stato per il supporto dell’assistente sociale, che prima ha preteso che la denuncia non avvenisse in un open space, e successivamente che testimoniassi in serata, e non il giorno dopo, come avrebbero voluto, poiché “tanto non ero in fin di vita”, non ce l’avrei fatta. Mi sono poi state fatte delle domande di prassi sul mio passato, che solo grazie al supporto di Aura ho saputo affrontare senza crollare. Denunciare una violenza sessuale è già traumatico di per sé, ma denunciarne una subita da un uomo cis quando sei una persona trans non binaria, ma socializzata come uomo, è davvero un’impresa epica».

Nel bilancio presentato dal Cassero, il 21% dell’utenza ha subito discriminazioni o violenze in più di un contesto: per strada, a casa, sul lavoro, a scuola, nel proprio paese di origine, nel rapporto con le istituzioni.
I tipi di aggressione più comuni tra le persone che hanno contattato lo sportello vedono al primo posto le minacce, gli insulti, le derisioni e le calunnie, sia dal vivo che sul web, con un 52,63%, seguite dall’outing contro la volontà della persona coinvolta col 28%, con la limitazione delle libertà, presente nel 24,56% dei casi, e con le percosse, con il 19,30%. Il 31,58% invece ha subito più tipi di violenza e discriminazione nel corso della sua vita.

Perché a denunciare le violenza sono soprattutto uomini? «Bisogna considerare che di fatto non esistono servizi per le persone gay – osserva ai nostri microfoni Giorgia Pagano del Cassero – E che tra chi si rivolge allo sportello ci sono molti migranti».
Molte persone si rivolgono allo sportello anche per non subire discriminazioni in ambiti istituzionali, quindi per avere un accompagnamento ai servizi. «Viviamo in una società eterocis patriarcale – sottolinea Pagano – Quindi la discriminazione si riproduce in ogni contesto. Il nostro servizio offre anche formazione per i servizi, ad esempio per non misgenderare le persone o per capire che la violenza domestica va considerata tale anche se si manifesta all’interno di una coppia omosessuale o lesbica».

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIORGIA PAGANO:

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