Dopo l’incendio che, quasi una settimana fa, ha devastato il campo profughi di Moria sull’isola di Lesbo, in Grecia, la situazione dei 13mila rifugiati che prima abitavano il centro appare drammatica.
Da sei notti queste persone vivono e dormono per strada lungo la statale che collega l’ormai ex campo alla città più vicina, senza accesso all’acqua, ai servizi igienici e con il rifiuto dei residenti dell’isola di vendere beni necessari per paura del Covid.

La soluzione prospettata dal governo greco di Kyriakos Mītsotakīs, dall’Unhcr e dall’Europa, del resto, non migliorerà le condizioni, assembrando le persone in una tendopoli nella quale vivranno una condizione detentiva, in contrasto con quanto stabilisce la legislazione sui richiedenti asilo. L’assembramento delle tende, del resto, rischia di favorire la diffusione del Covid, già presente tra i rifugiati, disegnando uno scenario ancora più drammatico.

Lesbo, un inferno per i migranti nel disinteresse dell’Europa

A raccontare ai nostri microfoni la situazione sull’isola greca è il giornalista Cosimo Caridi. “Tra i 13mila rifugiati che dormono in strada – spiega il giornalista – ci sono già almeno 35 persone risultate positive al Covid e che erano già state messe in isolamento all’interno del campo”.
La soluzione prospettata dal governo greco non migliorerà le cose. In questi giorni è l’allestimento in un ex campo di tiro militare una tendopoli, al momento già composta da 200 tende bianche dell’Unhcr, con spazi ravvicinati. “Secondo il governo ospiterà tremila persone – riferisce Caridi – mentre l’Unhcr ci ha riferito che saranno diecimila persone“.

Come se non bastasse, una volta entrati nel campo non si potrà più uscire. Ciò significa che a Lesbo è in costruzione il primo campo detentivo mondiale per richiedenti asilo.
“Le prime 550 persone ospitate nel campo hanno manifestato un tasso di positività al Covid del 2,6% – continua il giornalista – Questo significa che, su tredicimila migranti, potrebbero essercene circa mille positivi al Covid che vivono a stretto contatto con altre migliaia di persone”.

Dall’Europa, come purtroppo abbiamo già visto in passato, è arrivata una risposta debole, votata all’indifferenza. Francia e Germania hanno accettato il trasferimento di 400 minori non accompagnati: ben poca cosa sul totale delle persone ospitate sull’isola.
“Il trasferimento in campi greci sulla terraferma non viene preso in considerazione e non è possibile, sia perché alcuni sono già sovraffollati, sia perché altri sono chiusi proprio per Covid”, aggiunge Caridi.
I rifugiati, dunque, sono bloccati sull’isola con pochissima assistenza e il rischio di ammalarsi.

ASCOLTA L’INTERVISTA A COSIMO CARIDI: