Le avevamo lasciate nel 2017 con il progetto d’esordio Republique Amazone, che presentava i contributi di ospiti del calibro di Angelique Kidjo e dell’ottima cantautrice nigeriana Nneka. L’album attirò persino l’attenzione di Barak Obama che includeva nelle sue canzoni preferite di quell’anno una traccia del progetto discografico. Les Amazones d’Afrique hanno appena pubblicato il seguito di quella interessante produzione, in cui accanto alle voci di Mamani Keita e Rokia Konè emergono nuove valide vocalist, che rappresentano l’interessante nuova scena sonora dell’Africa nordoccidentale moderna.

Les Amazones d’Afrique e il nuovo panafricanismo di genere

Il collettivo panafricano è una forza creativa di grande impatto, con al centro del progetto, una forte connotazione politica, rivolta alla rivendicazione dei diritti delle donne. Si sono formati a Bamako, da tre star della musica maliana: Mamani keita, Oumou Sangarè e Mariam Doumbia, quest’ultima, già celebre voce internazionale del duo Amadou & Mariam. Nel tempo il collettivo si è ampliato coinvolgendo altre donne provenienti da tutta l’africa e dalla diaspora.

“Veniamo da diversi paesi, eppure affrontiamo gli stessi problemi nelle nostre città natali. Dobbiamo mostrare al mondo che non ci sono confini quando si tratta di difendere i nostri diritti … Sembrava che l’universo ci unisse. Stavamo combattendo da soli e qualcosa ha spinto la nostra energia per incontrarci. ”

Le canzoni di Les Amazones parlano a fratelli, genitori, figli e alla società in generale; spesso attingendo profondamente dalle esperienze personali, oltre a dare voce vitale a coloro che sono ingiustamente trascurate. Come spiega il nuovo giovane membro del gruppo, il musicista / ballerino / artista guineano Niariu :

“Per me in particolare, il messaggio più grande sarebbe quello di dire che ci sono voci che hanno davvero bisogno di essere ascoltate e dobbiamo fare spazio affinché tutte le donne possano esprimersi e prendere parte alle soluzioni. Non possiamo fare il femminismo solo sulla parità di genere nei paesi occidentali, quando molte donne non hanno accesso ai diritti umani fondamentali. Se non siamo tutti liberi, alcuni diventano oppressori mentre altri rimangono oppressi.

Le Melodie africane senza tempo, unitamente ai contagiosi ritmi elettronici e dei testi fortemente politicizzati che presentano l’urgenza di cambiamenti sociali nelle società che “maltrattano” e imprigionano il genere femminile. Un album corale toccante, che affronta nelle diverse composizioni , la misoginia e la violenza, l’identità sessuale, i matrimoni forzati e la barbara pratica delle infibulazioni. Il gruppo conferma quanto di buono avevamo ascoltato nell’album di esordio; Il progetto si presenta particolarmente efficace discograficamente, sia nella parte lirica che in quella strumentale presentando il nuovo volto musicale del grande continente africano, fatto di innovazione e impegno sociale; a volte basta allontanarsi dalle nostre visioni eurocentriche e aprire il nostro stato mentale, per scoprire un vasto mondo sonoro, che non ha nulla da invidiare al corpus discografico dell’ appiattito occidente.