Nel 2019 l’Egitto è stato il primo destinatario dell’export di armi italiano. A rilevarlo è la Rete Italiana per il Disarmo, in una prima analisi del Rapporto governativo annuale sull’export di armamenti trasmesso pochi giorni fa alle Camere. Ne abbiamo parlato con Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo.

Armi made in Italy: la Relazione 2019

I dati a cui fa riferimento Rete Disarmo sono contenuti nel rapporto consegnato in settimana alle Camere, che porterà poi alla pubblicazione della relativa Relazione. Se per un quadro più dettagliato servirà aspettare ancora, è già possibile fare alcune considerazioni. Per quanto riguarda il mercato dell’export italiano di armi, “non siamo ai livelli dei record avuti nei 3 anni precedenti, che sono arrivati fino a 14 miliardi di euro, però siamo all’80% in più di quanto si aveva prima di questo picco. Trainato da queste grosse commesse degli ultimi anni – commenta Vignarca – ormai il livello di autorizzazioni e il livello di export italiano è cresciuto in maniera stabile”.

Dall’analisi delle autorizzazioni per nuove licenze, che permettono di tratteggiare un quadro della direzione in cui l’export italiano si sta evolvendo, emerge che il primo paese destinatario di armi italiane è l’Egitto. “Questo è l’elemento più preoccupante – sottolinea Vignarca – Dobbiamo registrare che quasi 900 milioni di euro di licenze sono destinate all’Egitto, che non solo è implicato nei casi di Giulio Regeni e di Patrick Zaki, ma ricordiamo è anche uno degli attori che destabilizzano maggiormente la Libia. Peraltro l’Egitto è anche sospettato di violare l’embargo internazionale delle armi verso il conflitto Libico. La responsabilità ovviamente è a metà tra il Governo Conte 1 e il Governo Conte 2, e per questo abbiamo chiesto anche di capire quando sono state date queste autorizzazioni, anche per valutare se ci sia stato un cambio di rotta”.

Un commercio fuori controllo

Se da una parte la destinazione dell’export di armi italiane rivela una direzione preoccupante (solo il 37% dell’export italiano è rivolto a Paesi membri dell’UE o della NATO) ad aggravare la situazione vi è la mancanza di controllo democratico. Infatti la Relazione governativa annuale sull’export di armamenti, prevista dalla Legge 185/90 proprio ai fini di garantire il controllo del Parlamento su questo mercato, negli ultimi anni è sempre stata trasmessa con un ritardo tale da rendere impossibile un effettivo controllo. “La relazione al Parlamento – spiega infatti Vignarca – dovrebbe pervenire alle camere entro il 31 marzo. Qualcuno potrebbe pensare che quest’anno sia un anno eccezionale, ma in realtà sono anni ormai che questo ritardo permane. L’anno scorso la relazione è arrivata 2 giorni prima rispetto a quest’anno. Quindi sembra che ci sia una tendenza a non voler controllare quello che succede, perché se la relazione che già è lunga e complessa arriva anche in ritardo purtroppo quello che succede, come negli ultimi anni, è che il Parlamento non la discute”.

La discussione sarebbe invece fondamentale, anche alla luce dei dati emersi fino ad ora, perché è il principale strumento di controllo democratico rispetto al fatto che le licenze vengano rilasciate nel rispetto delle norme italiane e internazionali, ma anche della politica estera. “Questo non succede, e ci sembra davvero che tutti questi sassolini nell’ingranaggio vengano messi per evitare che ci sia una presa di coscienza e una discussione e un dibattito in Parlamento rispetto a questo. Chiederemo ancora una volta – conclude il coordinatore di Rete Disarmo – che le Camere ne discutano”.

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Anna Uras