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Dal cardinal Caffarra che parla di “scippo d’amore” degli omosessuali ai gruppi facebook che vogliono screditare la proposta della capogruppo di Sel Cathy La Torre sui moduli comunali. Un settembre contraddistinto dall’offensiva anti-gay in corrispondenza della discussione sulla legge contro l’omofobia.

Settembre, riaprono le scuole e lentamente riprende l’attività politica. Sarà forse per il riaccendersi dell’attenzione dell’opinione pubblica – o per l’imminente discussione parlamentare sulla legge contro l’omofobia – che a Bologna ripartono le polemiche.
Ad esserne fautore sembra essere la componente anti-gay della città, che annovera direttamente la Curia e gruppi attivi su Facebook.

Mentre il cardinal Carlo Caffarra si scaglia con parole durissime contro i matrimoni gay e lo “scippo d’amore” che gli omosessuali avrebbero compiuto, sul social network nascono gruppi che ironizzano sulla proposta avanzata dalla capogruppo di Sel in Comune, Cathy La Torre, che chiede di modificare i moduli comunali di iscrizione a nidi e materne, sostituendo a “madre” e “padre” con la più generica (e meno discriminante) dicitura “genitore”.

Tutto ciò avviene mentre papa Francesco I, invece, punta a temi sociali, come l’immigrazione e la pace, con la quale cerca di accattivarsi la simpatia anche di ambienti lontani dalla Chiesa cattolica. Non ultimo, in questa operazione, lo scambio epistolare con Repubblica, sul tema dell’ateismo.
Ma c’è anche un’altra “coincidenza”, quella dell’inizio della discussione sulla legge contro l’omofobia.
“La Curia fa teatro – sostiene Vincenzo Branà, presidente del Cassero – Attacca quando sta per essere discussa la legge, in modo che il movimento lgbt la censuri, così da apparire liberticida. Io in questa trappola non voglio cadere”.

Quanto alla modifica sui moduli comunali, Branà la definisce “un piccolo grande gesto” e chi critica la proposta lo fa sbagliando prospettiva. “Occorre adottare la prospettiva dei bambini e non quella degli adulti. Con questi moduli, al bambino che, ad esempio, non ha un padre perché orfano o a quello che ha due genitori dello stesso sesso, gli ricordiamo quello che non ha. Come ha giustamente detto la portavoce delle Famiglie Arcobaleno, nessuno pretende che un bambino che si sveglia spaventato nel cuore della notte debba gridare ‘genitore’, ma le istituzioni devono interrogarsi sulle parole migliori da utilizzare per ridurre le discriminazioni”.