Figlio delle due grandi culture del novecento, quella socialista e quella cristiana, questo mestiere, ormai neppure più così giovane, stenta ancora a trovare la giusta considerazione sociale (quante volte a ognuno di noi viene ancora fatta la domanda “ma cosa fa un educatore?”) e una stabile e appropriata dimensione giuridica.
Alla rivendicazione storica per il riconoscimento di un regime contrattuale decoroso che, in termini di remunerazione economica e di piena e continua occupazione, avvicini il privato sociale all’ente locale, è tempo di affiancarne altre due: quella del profilo unico e quella dell’inserimento del nostro, insieme ad altri mestieri di cura, tra le categorie dei lavori usuranti. 

A tale proposito, l’Associazione M.I.L.L.E. Agorà delle Professioni Educative ha lanciato due petizioni online per cominciare a sensibilizzare la categoria e a raccoglierla intorno a queste due tematiche non più rimandabili.
La prima mira a ricomporre in un’unica figura professionale l’attuale frammentazione artificiosa del profilo in socio pedagogico e socio sanitario. La seconda, particolarmente sentita in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, in cui l’emergenza educativa va di pari passo con quella sanitaria, ambisce al riconoscimento giuridico di “lavoro usurante”. E’ ormai evidente a tutti che fare questo mestiere, prendendosi cura quotidianamente di soggetti portatori di disagi importanti, comporti una rilevante esposizione al rischio di logorio fisico e mentale e che quindi necessiti di particolare tutele a livello legislativo, tutele che solo la sua comprensione tra i mestieri usuranti potrebbe garantire.
Qui di sotto le interviste a Andrea Rossi e Fabio Ruta, presidente e vicepresidente dell’Associazione M.I.L.L.E. che spiegano ai nostri microfoni le due iniziative.

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