Dopo i primi scioperi di ieri, la mobilitazione nelle fabbriche dell’Emilia-Romagna si sta diffondendo a macchia d’olio. È la protesta di lavoratori e lavoratrici di fronte alla contraddizione di un Paese fermo che si rifiuta di fermare la produzione. Alla Bonfiglioli Riduttori, è stato proclamato anche per oggi lo sciopero di 8 ore, mentre lo stabilimento Toyota ha chiuso dopo due giorni di sciopero.

Stamattina è scattato lo sciopero anche al magazzino Transmec di Campogalliano. Da domani e fino al 20 marzo chiamato lo stop anche allo stabilimento Titan di Finale Emilia, mentre la Ugl metalmeccanici dell’Emilia-Romagna ha proclamato otto ore di sciopero per lunedì 16 marzo. Sempre questa mattina, si è unita all’ondata di proteste anche la voce autonoma di lavoratrici e lavoratori alla Electrolux di Forlì, che scavalcando i sindacati hanno dato vita a uno sciopero spontaneo che si ripeterà anche lunedì.

Continua come un effetto domino la chiusura delle grandi industrie metalmeccaniche bolognesi, dopo la chiusura annunciata ieri di Ducati e Lamborghini, nel pomeriggio annunciata anche la chiusura della Motori Minarelli. Dopo le trattative dei giorni scorsi, continua invece la produzione in Gd.

Fabbriche in agitazione

Il lavoro e la produzione sono l’unica cosa che va avanti in un Paese congelato dall’emergenza coronavirus. E, in molti casi, le misure di sicurezza non sono applicate. Per questa ragione diversi sindacati hanno chiamato allo sciopero. Si Cobas ha indetto agitazione nazionale nelle fabbriche, “per la tutela della salute degli operai, costretti a lavorare come se nulla fosse, accalcati a centinaia nei magazzini e nelle fabbriche di tutta Italia, spesso senza alcun dispositivo di protezione”.

Una chiamata a cui si unisce Usb Lavoro Privato con la proclamazione di sciopero a oltranza per i prossimi 15 giorni di tutto il settore dell’industria in Emilia-Romagna e di tutte le imprese operanti al loro interno. Se da una parte anche Usb punta il dito contro la mancata applicazione delle norme di sicurezza da parte delle aziende, si rivolge direttamente al governo sottolineando le contraddizioni dell’ultimo Decreto.

“Lo smart-working è inutilizzabile da chi è in produzione, provocatorio è l’invito a chiudere i soli reparti non indispensabili per la produzione, tanto quanto le misure a carico dei lavoratori come l’utilizzo delle ferie” denuncia il sindacato di base, che rivolgendosi direttamente al Governo prosegue: “Per affrontare questa emergenza occorrono misure drastiche ed esigibili dai lavoratori, che salvaguardino la salute e il salario, pertanto chiediamo: il blocco temporaneo di tutte le attività produttive ad eccezione di quelle strettamente collegate alla lotta alla pandemia, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, con l’integrazione piena del salario, l’adozione, e il controllo degli organi preposti, di tutte le misure necessarie corrispondenti ai livelli di rischio legato alle specifiche situazioni lavorative”.

E alle proteste dei sindacati da base si unisce anche la Cgil, sottolineando che se nei magazzini della logistica e nel comparto del trasporto merci non ci sono le condizioni per garantire la sicurezza dei lavoratori di fronte al coronavirus, allora bisogna ridurre le attivita’ produttive o arrivare anche alla loro sospensione. Il sindacato si rivolge direttamente alle aziende in una lettera, chiedendo “più tutele per i lavoratori dei trasporti e della logistica”. Nella lettera, la Filt ricorda alle aziende le misure di sicurezza disposte dal Dpcm dell’11 marzo.

“È indispensabile assicurare la salute e la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro, perciò laddove non ricorrano le condizioni per dare applicazione al Protocollo di sicurezza- afferma la Filt- si deve procedere alla riduzione delle attività produttive, fino alla loro momentanea sospensione”, se questa risultasse “utile ad assicurare le condizioni di sicurezza per i lavoratori”. Con ragioni simili, anche la segreteria Ugl metalmeccanici dell’Emilia-Romagna proclama otto ore di sciopero per lunedi’ 16 marzo.

La mappatura (in aggiornamento) degli scioperi

Per quanto riguarda le vertenze già aperte, continua lo sciopero alla Bonfiglioli Riduttori, dove è stato proclamato anche per oggi lo sciopero di 8 ore. Chiuso invece dopo giorni di mobilitazione lo stabilimento Toyota, sempre nel bolognese.

Dopo aver richiesto per giorni adeguate protezioni al magazzino Transmec di Campogalliano, nel modenese, “senza che venisse data alcuna seria risposta”, Si Cobas ha chiamato allo sciopero, iniziato questa mattina. Il sindacato ha fatto sapere che “non si lavora finché non ci sono guanti, mascherine, carta igienica e sanificazione dei locali. La stessa situazione si ripete in tutto il paese”.
Ed è sempre Si Cobas che in una nota di questo pomeriggio comunica che il fronte degli scioperi a Modena si sta allargando, includendo tra le altre l’Emiliana Serbatoi, sempre a Campogalliano.

Non è tardata ad arrivare la risposta delle forze dell’ordine. “In tutte le aziende in sciopero interviene la Digos per identificare gli scioperanti. Se stiamo ammassati in fabbrica non c’è problema – commenta Si Cobas – ma se usciamo sul piazzale sono botte e denunce”. E proprio all’Emiliana la polizia è intervenuta in assetto antisommossa e ha portato via il coordinatore provinciale, Enrico Semprini, ed il delegato dell’azienda, che sono attualmente in stato di fermo in Questura. Ieri a Carpi ci sono stati interventi analoghi degli agenti al macello Opas, dove nei giorni scorsi è morto sul lavoro un lavoratore (iscritto al Si Cobas). La Polizia ha identificato ieri a Carpi otto manifestanti e li ha deferiti in Procura, per mancato rispetto delle norme nazionali di restrizione contro la diffusione del coronavirus.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MAURIZIO DI SI COBAS MODENA:

Sempre nel modenese a Finale Emilia si prepara a fermarsi anche la Titan. Usb, che in Emilia-Romagna ha annunciato 15 giorni di sciopero per il settore industria e tutte le aziende in appalto, insieme a Fim e Fiom ha deciso di proclamare uno stop in fabbrica a partire da domani e fino al 20 marzo. Il sindacato di base fa sapere che l’azienda si è rifiutata di chiudere dicendo che “la produzione può andare avanti poiché sussistono le condizioni di sicurezza previste dall’ultimo decreto”, ma che “alla richiesta di garanzie, non ci sono state date risposte concrete”.

Sciopero spontaneo di lavoratori e lavoratrici anche alla Electrolux di Forlì. Mezza giornata per oggi, con 4 ore di sciopero iniziate questa mattina, e l’annuncio di uno sciopero per tutta la giornata di lunedì. Come racconta la delegata Rsu, Cinzia Colaprico, gli operai hanno bloccato “improvvisamente” lo stabilimento su impulso di alcuni lavoratori che, organizzatisi prima attraverso la chat e poi con una semplice comunicazione sulle bacheche aziendali, sono riusciti a svuotare i reparti produttivi. La comunicazione non poteva essere più chiara: “Io vado a casa, le lavoratrici e i lavoratori dell’Electrolux di Forlì incrociano le braccia”. Altrettanto chiara la richiesta: “Riteniamo che vadano immediatamente interrotte le attività di produzione non necessarie garantendo il reddito a tutte e tutti con la cassa integrazione come prima risposta al governo e a Confindustria e per tutelarci dall’ambiente di lavoro comunque a rischio”. L’agitazione spontanea ha preso di sprovvista anche i sindacati, che sono stati “scavalcati e solo alla scoperta della adesione massiccia hanno fatto propria l’iniziativa con una serie di comunicati di alcune organizzazioni”.

E si stanno progressivamente fermando anche le grandi industrie metalmeccaniche bolognesi. Ieri è toccato a Lamborghini e Ducati, e oggi pomeriggio è stata annunciata la chiusura della Motori Minarelli fino al 22 marzo. La decisione è arrivata al termine dello sciopero di questa mattina. I lavoratori hanno risposto alla chiamata dei sindacati e hanno interrotto il lavoro. L’azienda ha risposto prendendo atto del clima di paura che serpeggia tra i dipendenti e decidendo di chiudere la fabbrica per tutta la prossima settimana. “Una decisione saggia e giusta”, commenta Roberto Bedetti della Fiom-Cgil. Alla Minarelli lavorano circa 200 persone. L’azienda, che produce motori per motocicli, è nel momento di massima produzione, tanto che nelle ultime settimane era stata sospesa anche la flessibilità. Ciò nonostante, la dirigenza ha deciso di fermare tutto per rassicurare i dipendenti. Per quanto riguarda la retribuzione, Benedetti ha confermato che l’azienda ha assicurato la copertura. Se possibile, mediante l’accesso ad ammortizzatori. In caso contrario, il personale sarà messo in ferie.  Intanto, con la chiusura per due settimane dello stabilimento di Lamborghini, si ferma anche Schnellecke, l’azienda che si occupa della logistica nello stabilimento di Sant’Agata.

Continua invece la produzione in Gd, dopo che ieri i delegati sindacali e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno fatto il punto con l’azienda e definito alcune ulteriori misure di precauzione. In un post su Facebook, i delegati della Fiom e il segretario dei metalmeccanici della Cgil, Michele Bulgarelli, fanno sapere che i rappresentanti dei lavoratori della sicurezza “hanno lavorato tutta la giornata di ieri insieme ai responsabili aziendali affinché siano garantite le misure di sicurezza”, ma “la situazione è in continua evoluzione e potrebbe essere che si arrivi alla chiusura di tutte le attività”. Ieri Usb aveva proposto di chiudere i siti produttivi per almeno due settimane.

Anna Uras

Fonte: Dire