Da un lato Fabio Ridolfi, 46enne della provincia di Pesaro, immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi, che ha scelto di porre fine alle sue sofferenze tramite la sedazione profonda e continua. Dall’altro Antonio La Forgia, ex presidente della Regione Emilia-Romagna ed ex deputato, anch’egli in sedazione profonda dopo una lotta contro un tumore.
Dopo la bocciatura del referendum sull’eutanasia da parte della Corte costituzionale guidata da Giuliano Amato, in Italia sono ancora le sofferenze delle persone a riaprire il tema del fine vita.

La Forgia e Ridolfi in sedazione profonda: «Paese ipocrita»

L’ex presidente della Regione Emilia-Romagna ed ex deputato Antonio La Forgia ha scelto la sedazione profonda. È avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 giugno, quando ha cominciato un percorso a seguito di un consenso informato, che lo accompagnerà alla morte. La Forgia, che ha 78 anni, stava combattendo da un anno e mezzo con un tumore.
A dare la notizia è stata la moglie, Mariachiara Risoldi, in un post su Facebook: «Antonio ha iniziato un viaggio di sola andata, con serenità, con la sua grande famiglia allargata intorno». Risoldi, però, ha anche aggiunto che per la legge il corpo del marito è costretto ad essere ancora qui, «mentre la sua mente è già arrivata in un luogo leggero. Siamo un Paese veramente ipocrita».

La stessa scelta è stata compiuta da Fabio Ridolfi, che ieri ha tenuto una conferenza stampa per annunciare la sua scelta. «Ho tutte le condizioni per essere aiutato a morire – ha detto – ma lo Stato mi ignora. A questo punto scelgo la sedazione profonda e continua anche se prolunga lo strazio per chi mi vuole bene».
Ridolfi ha aggiunto di non avere paura, ma anch’egli si è scagliato contro le autorità: «Basta trattarci come cittadini di serie B, è assurdo che ci voglia più di un mese per individuare il farmaco mortale. Grazie al vostro menefreghismo sono costretto a scegliere la strada della sedazione profonda».

L’eutanasia bocciata e la legge sul fine vita arranca in Senato

A intervenire sul tema è l’Associazione Luca Coscioni, che aveva raccolto le firme per il referendum sull’eutanasia che non ha superato il vaglio della Corte costituzionale.
«La legge sul fine vita in discussione al Senato non prevede tempi certi per rispondere alle persone malate che chiedono aiuto per porre fine alle proprie sofferenze – afferma l’associazione sul proprio sito – Chi è afflitto da sofferenze insopportabili ha bisogno di tempi certi. La legge sul fine vita dovrebbe tenerlo presente».

Ai nostri microfoni la segretaria dell’associazione, Filomena Gallo, interviene sulla legge in discussione al Senato: «L’iter è molto lento, stanno cercando di bloccare questa legge che, dobbiamo essere realisti, per essere una buona legge dovrebbe essere emendata». In particolare, Gallo sottolinea che il testo in discussione a Palazzo Madama non dà tempi certi ai malati, ma discrimina anche tra loro, come è il caso dei malati oncologici che non abbiano ancora ricevuto trattamenti di sostegno vitale. O ancora: nella legge non è previsto, in caso di impossibilità della persona di autosomministrarsi il farmaco, la possibilità di ricorrere all’aiuto di un’altra persona.

Oltre alle ragioni di merito, la legge sconta anche problemi di tempo: manca meno di un anno alla fine della legislatura e verosimilmente l’iter non sarà completato. Eppure, nella sentenza della stessa Corte costituzionale c’era un invito al Parlamento a legiferare. «Ogni volta che in questo Paese si parla di diritti – commenta amaramente Gallo – è come se il legislatore si scordasse di essere rappresentante dei cittadini. Anche se il referendum sull’eutanasia è stato dichiarato inammissibile, tantissimi cittadini hanno firmato per dire la loro, per esercitare diritto di scelta».

ASCOLTA L’INTERVISTA A FILOMENA GALLO: