Sono giovanissimi attivisti per il clima (anche se stanno facendo proseliti intergenerazionali) e negli ultimi mesi hanno fatto spesso parlare di sè per i gesti eclatanti compiuti contro famosissime opere d’arte, da Van Gogh a Goia, da Monet a Klimt, da Goya a Andy Warhol. Azioni che spesso hanno previsto il lancio di zuppa o vernici contro le opere stesse, ma che non hanno mai rovinato l’opera stessa perché protetta da vetri.
È un movimento transnazionale quello della rete A22, che in ogni paese ha le sue diramazioni, come Just Stop Oil o l’italiana Ultima Generazione, che ha preso di mira le opere d’arte come pratica politica per segnalare l’allarme della crisi climatica.

Azioni sulle opere d’arte: il clima e le ragioni della protesta

L’ultima azione in questo senso ha riguardato la nostra città, Bologna. Sabato scorso gli attivisti di ultima generazione hanno effettuato un blitz alla Pinacoteca Nazionale e hanno utilizzato “La strage degli innocenti” di Guido Reni per parlare degli innocenti morti a causa del collasso climatico a Ischia.
«Selezioniamo le opere per un valore simbolico che esse hanno – spiega ai nostri microfoni Bjork, attivista di Ultima Generazione – Ma pianifichiamo la nostra azione anche consultando esperti per capire se c’è il rischio di danneggiare l’opera, che non è il nostro intento».

In altre parole, le attiviste e gli attivisti studiano le opere d’arte prima di prenderle di mira e scelgono di utilizzarle per mandare un messaggio e rispolverare il conflitto che alcune correnti artistiche hanno generato prima di finire esposte in un museo.
«L’arte è un tramite, un messaggio, e molto spesso è stata protesta e molto spesso le correnti artistiche che ora esponiamo nei musei, quando sono nate hanno destato scandalo. Quindi non è una cosa nuova usare l’arte per provocare o mandare un messaggio. Non c’è mai stata l’intenzione di rovinare le opere d’arte, però il punto che vogliamo sottolineare è che è assurdo indignarsi per un’azione del genere quando dovremmo essere arrabbiati per il fatto che il governo non sta tutelando il nostro futuro».

In particolare Ultima Generazione chiede alcune cose specifiche al governo italiano. Da un lato di interrompere immediatamente la riapertura delle centrali a carbone dismesse, così come già deciso a Cop26, e cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale. Dall’altro di procedere a un incremento di energia solare ed eolica di almeno 20 GW nell’anno corrente, e creare migliaia di nuovi posti di lavoro nell’energia rinnovabile, aiutando gli operai dell’industria fossile a trovare impiego in mansioni più sostenibili.

Ultima Generazione rivendica, quindi, di essere un gruppo che pratica la disobbedienza civile e non violenta. «Polarizzare l’opinione pubblica è uno degli effetti della disobbedienza civile – continua Bjork – A noi dispiace creare disagio, ma vogliamo farlo per indurre le persone a riflettere. Magari non condividono i nostri metodi, ma a case penseranno alle ragioni dei nostri gesti».
E in un circo mediatico che spesso oscura le proteste anche di massa, ma meno eclatanti, le azioni contro le opere d’arte hanno sortito diversi effetti. «Siamo stati chiamati spesso in televisione – racconta l’attivista – e non vengono più censurate alcune nostre parole nelle testate giornalistiche, come collasso climatico, emergenza o governi criminali».

ASCOLTA L’INTERVISTA A BJORK:

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