“We don’t need no education”, le lezioni di Bartleby contro lo sgombero dei locali di via San Petronio Vecchio e a favore di un altro modello di università, senza baroni e senza la retorica della meritocrazia. Mercoledì comincia “l’anno accademico” del centro studentesco.

Hanno scomodato i Pink Floyd e la loro celebre “The Wall” per spiegare che “We don’t need no education“, o meglio: non hanno bisogno di questo tipo di educazione.
In questo modo gli attivisti di Bartleby, il centro studentesco di via San Petronio Vecchio, tornano alla carica con una serie di “lezioni contro lo sgombero” (che da mesi pende come una spada di Damocle sulle loro teste) che raccolgono tutti quei docenti e quei settori dell’Università di Bologna che nel tempo hanno testimoniato vicinanza alla loro esperienza.

Dal prossimo mercoledì e per 5 settimane (ma il calendario si sta arricchendo velocemente) le ragazze e i ragazzi di Bartleby daranno vita a vere e proprie lezioni che costituiranno un “anno accademico” alternativo a quello offerto dall’Alma Mater. In particolare Bartleby se la prende con la retorica della meritocrazia all’interno dell’Ateneo che, grattata la crosta, si rivela solo di facciata. Il meccanismo infatti che guida l’istituzione universitaria, secondo gli attivisti, è ancora il baronato.

E così, quella che è stata una battaglia per i locali di San Petronio Vecchio, si trasforma in una lotta più ampia, come scrivono gli stessi studenti: “Non si tratta più di difendere Bartleby, ma di passare al contrattacco e costruire un piccolo pezzo di università che si ponga dentro e contro il sistema universitario così come esso è attualmente”.
Il programma stesso delle lezioni punta ad affrontare le ragioni del malfunzionamento del sistema universitario. Si comincia il 21 novembre con l’intervento di Sergio Brasini (Docenti Preoccupati, Unibo) e Francesca Coin (Università di Venezia, redattrice di Roars.it), che si occuperanno di “Anvur e altre catastrofi”.

Guarda il programma completo. 

“Dopo l’annuncio dello sgombero – lamentano gli studenti – nessun esponente istituzionale, sia esso dell’Università o del Comune, si è fatto sentire”.