Sono le leggende metropolitane che si tramandono i bambini il nuovo soggetto del progetto a fumetti dell’illustratrice bolognese Agata Matteucci, che sta diventando virale sul web.

“Quando una mia amica si è fidanzata tutti, nello storico gruppo di amici, pensavamo fosse indentico ad un altro ragazzo, insomma due sosia. Immediatamente abbiamo deciso di farli incontrare, ma poi uno di noi, nella sorpresa generale, ha esclamato: pensate che quando si incontreranno moriranno, la conoscete la leggenda no?”. Tutti se la ricordavano quella vecchia storiella, e da lì Agata e i suoi amici hanno cominciato a snocciolare tutte le vecchie favolette a cui credevano da bambini. È nata così, nel 2012, un po’ per caso un po’ per gioco, l’idea delle Le terribili leggende metropolitane che si tramandano i bambini ” della fumettista e illustratrice bolognese Agata Matteucci.

Una collezione di vignette divertenti e provocatorie, che raccolgono un po’ tutto il sapere infantile e che sfidano apertamente i falsi miti che ci trasciniamo ingenuamente fino in età adulta. Non è un mistero che molte delle verità indiscusse che apprendiamo da bambini si sedimentano nella nostra memoria, trasformandoci in un branco di simpatici creduloni che ancora pensano di diventare ciechi a furia di leggere a luce bassa o di annegare anche in due centimetri d’acqua se solo ci venisse la malsana idea di fare il bagno subito dopo aver mangiato. Alzi la mano chi ha il coraggio di fare gli occhi strabici senza prima aver fatto un attento screen della stanza e delle persone che ha intorno, perchè si sa che “se ti danno una pacca sulla nuca mentre fai gli occhi strabici rimani così per tutta la vita”.

“Da quando sono piccola non mangio la punta della banana – spiega Agata per colpa di una leggenda abbastanza sedimentata, secondo cui esiste un insetto velenoso che ha il brutto vizio di pungerla, mettendo così a rischio la salute di chi la mangia. Questa storia mi ha traumattizzata e, ancora oggi, nonostante mi sia documentata, non sono riuscita a vincere questa paura immotivata”.

Spesso sono gli stessi genitori a inculcare nella testa dei più piccoli alcune false credenze, che vengono poi assimilate e date per certe perchè è ovvio che “il papà e la mamma non hanno motivo di mentirci”. Di certo sono bugie bianche, capaci di incutere quella paura folle che li terrà lontani dai guai, ma ora quei bambini magari sono diventati genitori e si stanno chiedendo se sia giusto o meno tramandare a loro volta queste “pillole” di verità. Altri invece sono cresciuti e continuano a sguazzare indisturbati nelle vecchie storielle dell’infanzia, e, come ci spiega Agata, “insorgono sui social alla vista di vignette che ridicolizzano quelle verità sconcertanti di cui rimangono profondamente convinti”.

Il progetto grafico della fumettista bolognese non è stato pensato per i bambini, e le derive “splatter” di alcune vignette lo dimostrano bene. La disegnatrice, infatti, non vuole insegnare loro cosa è vero e cosa no, ma si rivolge ad un pubblico adulto che viene chiamato a ricordare le convinzioni infantili invitandolo, forse, a metterle finalmente in discussione.

Alice Benatti