Mentre la Cina, l’Italia e qualche altro Paese nel mondo stanno fronteggiando l’epidemia di coronavirus, le cavallette si stanno letteralmente mangiando il Corno d’Africa, ma il problema si sta spostando anche in Medioriente.
Il problema si è registrato in Kenya, Etiopia e Somalia, ma le cronache parlano di sciami grandi 2.400 chilometri, quasi il doppio della superficie della città di Roma, che si stanno spostando verso il Sud Sudan meridionale e l’Uganda orientale. Sciami talmente grandi che possono contare fino a 192 milioni di insetti e che in un giorno possono mangiare la stessa quantità di cibo che consumerebbero 90 milioni di persone.

Cavallette, il rischio carestia e i cambiamenti climatici

L’invasione di cavallette nel Corno d’Africa è la peggiore degli ultimi 25 anni, mentre per quello che riguarda il Kenya bisogna andare indietro di 75 anni per trovare una situazione simile.
Una crisi umanitaria in atto che potrebbe lasciare senza cibo circa 19 milioni di persone e avere conseguenze devastanti sull’intero ecosistema. Da diversi giorni la Fao ha lanciato l’allarme: “Senza un’azione rapida, la crisi umanitaria si espanderà rapidamente. La tempesta di locuste del deserto sta crescendo esponenzialmente”. L’Agenzia dell’Onu ha chiesto 76 milioni di dollari per contrastare l’emergenza.

All’interno dell’emergenza a rischiare di più, come sempre, sono i bambini. Secondo Save The Children quasi 4 milioni di bambini che vivono in Kenya, Etiopia e Somalia – e stanno già soffrendo la fame – sono a rischio di ulteriori deprivazioni a causa dell’invasione delle locuste.
In particolare, i principali tre Paesi colpiti stanno già fronteggiando la scarsità di cibo e almeno 1,38 milioni di bambini stanno soffrendo gravi forme di malnutrizione e hanno urgente bisogno di cure, mentre altri 3,24 milioni di persone in Uganda e in Sud Sudan sono fortemente minacciate dall’espansione degli sciami.

“L’invasione di cavallette provoca anche danni collaterali – spiega ai nostri microfoni Filippo Ungaro, direttore della comunicazione di Save The Children Italia – Il settore agricolo di questi Paesi spesso si avvale di sistemi rudimentali, come ad esempio fare rumore con oggetti metallici per scacciare le locuste. E spesso i bambini non vanno a scuola per aiutare i genitori nei campi”.

Le cavallette non sono l’unico problema di quei Paesi, ma aggravano una situazione critica pre-esistente. “Le crisi climatiche rimangono il principale fattore scatenante della profonda insicurezza alimentare nel Corno d’Africa – scrive Save The Children – e continuano a colpire gravemente diversi Paesi della regione”. Basti pensare che nel 2019, tra marzo e la metà di maggio, le precipitazioni sono state inferiori del 50% rispetto alla media annuale e le forti piogge che si sono scatenate successivamente, provocando inondazioni, hanno avuto un impatto su quasi 2,8 milioni di persone in Etiopia, Kenya e Somalia, colpendo e distruggendo ampie aree di coltivazioni.
“Anzi, sono proprio le crisi climatiche ad avere portato le cavallette – osserva Ungaro – perché hanno creato le condizioni ottimali sul terreno affinché gli insetti possano deporre le uova”.

Save the Children è attiva in particolare in Somalia, Etiopia e Kenya per garantire ai bambini – tra cui soprattutto i più vulnerabili colpiti dalla malnutrizione – e alle loro famiglie l’accesso all’acqua e ai servizi di salute e nutrizione, nonché assistenza per la cura del bestiame e sostegno materiale.
“In questo periodo stiamo anche assistendo la comunità, aiutando le persone che hanno perso il raccolto o il bestiame ad inventarsi nuove forme di reddito”, conclude il direttore della comunicazione della ong.

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